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mercoledì 4 giugno 2014

ROBERTA BARONE: Le ragioni della campagna d'odio contro Farage


Lo chiamano “quarto potere” e non per nulla in Italia risulta implicitamente il più forte. È quello dell’informazione, un potere capace di modellare a proprio piacimento migliaia di menti, plasmando il pensiero comune secondo le proprie direttive. A tal proposito qualcuno aveva già affermato che se non stiamo attenti “i media ci faranno odiare le persone che vengono oppresse ed amare quelle che opprimono”. Un gioco di parole che tanto può ricordare il rapporto “oppressi- oppressori” che impernia il famoso romanzo de “I promessi sposi”… Ma stavolta a far discutere e dividere gli italiani è un altro matrimonio: quello politico di Beppe Grillo e Nigel Farage, leader dell’Ukip.
Alle ultime europee con il 31% dei voti, Ukip è oggi il primo partito del Regno Unito. Da sempre euroscettico e a favore di una Europa dei popoli e delle sovranità nazionali, la forza politica di cui è leader Farage ha surclassato conservatori e laburisti, i due tradizionali partiti di maggioranza inglesi, facendo leva sulla forte presa di posizione a favore del diritto dei popoli di autodeterminarsi ed in particolare facendosi portatore di valori inerenti il recupero dell’identità inglese e della totale sovranità del Regno Unito. Ed è proprio per questa visione così euroscettica, così poco “Politically correct” che Nigel Farage fa paura all’Italia dove, come recitava uno spot pubblicizzato dalla Rai, di “Europa si deve parlare”, altro che!
Dopo la decisiva svolta del Movimento 5 Stelle, o per meglio dire di Beppe Grillo, a favore di una alleanza europea con Farage ed il gruppo EFD, la stampa italiana ha risposto compatta alle proprie raccomandazioni: diffondere l’immagine di un leader xenofobo, razzista e “nazista”. Proprio così. Lo stesso che nella squadra accoglie un musulmano pachistano dello Yorkshire, un meticcio dal Nord-Ovest e lo scozzese David Coburn, dichiaratamente gay. Poco importa alla stampa italiana se il partito di Nigel Farage fu sempre contrario alla guerra in Libia come in Siria, Iraq o Afghanistan, perché la stessa continua ad essere alimentata da chi “per amare la pace” dice che bisogna “armare la pace”. Quale pace?
Siamo alle solite, siamo dentro le medesime sceneggiature, così simili e così monotone da apparire quasi noiose. Il dittatore che, massacrando il popolo, deve essere eliminato grazie agli interventi Nato (bombardamenti e morti che sfuggono) oppure la rivolta popolare da sostenere attraverso finanziamenti a gruppi estremisti e criminali in nome della “democrazia”. Quale democrazia?
“L’ossessione che utilizzerete la crisi per costruire gli Stati Uniti d’Europa (…) – si rivolgeva così Farage a Dimitrios Kourkoulas in un dibattito al Parlamento europeo- In Grecia ci sono 800.000 mila persone che non hanno più un accesso ai servizi sociali e cure mediche. Avresti potuto dirlo, ma anche se lo avessi detto nessuno avrebbe ascoltato perchè son tutti ossessionati a costruire l’euro e l’Europa (…) Stiamo svalutando il Mediterraneo portandolo allo stato di terzo mondo”.
Ma alla stampa italiana, quella “corretta” e finanziata dalle stesse multinazionali che controllano l’operato dei vari partiti asserviti alla finanza e al potere bancario, nulla importa se l’Europa dei popoli tanto sognata dalle vecchie generazioni, sia oggi un’Unione pronta a dividere, una realtà tesa a distruggere ogni briciola di sovranità, di identità, di quella storia dalla quale trae origine. Perché ci sarà sempre un nuovo meccanismo di stabilità europeo da legittimare attraverso ratifiche a trattati internazionali che i nostri politici, vecchi i nuovi che siano, conosceranno forse solo dopo aver approvato mentre sempre più giovani vite saranno sacrificate in nome di un’Europa destinata a morire. 

fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/nigel-farage-e-lipocrisia-della-stampa-italiana/

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