Visualizzazione post con etichetta decrescita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta decrescita. Mostra tutti i post

mercoledì 1 ottobre 2014

HELENA NORBERG-HODGE: L'unica crescita auspicabile è quella della felicità








ANTONELLO CRESTI - videointervista esclusiva con la attivista ecologista HELENA NORBERG-HODGE

INGLESE con SOTTOTITOLI ITALIANI

Riprese, foto e montaggio: ANDREA RUFFI

Grazie a: GLORIA GERMANI


mercoledì 5 febbraio 2014

ANDREA DEGL'INNOCENTI: Il modello Islanda sarà la nostra salvezza!



Intervista a cura di: Antonello Cresti

Il tuo testo è, innanzitutto, frutto di un'evidente passione personale. Come è nato il tuo innamoramento per la realtà islandese?

Mi piacerebbe raccontare di una qualche passione infantile per vichinghi e folletti, geysir e cascate ma la verità è che è nato tutto un po' per caso. Fino a una manciata di anni fa dell'Islanda sapevo ben poco, non sapevo bene neppure dove si trovasse. Poi a partire da tre anni a questa parte hanno iniziato a giungermi voci sempre più insistenti riguardo a ciò che stava accadendo lassù. Mi si diceva degli anni di neoliberismo sfrenato che avevano condotto il paese prima alla ricchezza poi sul baratro in seguito all'esplosione della bolla finanziaria, mi si raccontava della crisi e delle rivolte che avevano costretto il governo alle dimissioni, assieme alle istituzioni di controllo finanziario. Infine del rifiuto di socializzare il debito delle banche e di una nuova costituzione scritta in maniera partecipata. I racconti che mi raggiungevano avevano spesso contorni fiabeschi ma non mancavano di incuriosirmi. Così ho deciso di approfondire. E più approfondivo,più mi appassionavo a questa vicenda e a questo paese del tutto originale, in cui le persone si chiamano solo per nome e dove gli elfi esistono per davvero. Il resto è venuto da sé: prima una serie di articoli, poi il viaggio, infine il libro. Adesso sì lo posso dire, ho una vera e propria passione per l'Islanda.

Il caso islandese dimostra se non altro che anche nella odierna società globalizzata è possibile scegliere autonomamente il modo in cui si vuole vivere. D'altra parte è facile eccepire che certi esperimenti sono difficilmente replicabili in realtà sociali e politiche più complesse (come la nostra). Come rispondiamo a questi dubbi?

Sicuramente la realtà islandese è molto distante da quella italiana, sia per le dimensioni dell'isola, che per la sua popolazione esigua, che per la relativa marginalità della sua economia rispetto ai circuiti globali. Tuttavia alcuni messaggi che giungono dalle vicende islandesi sono a mio avviso universali. In primis proprio l'idea di riappropriarsi del diritto di scelta. Penso che il diritto di scegliere -quella libertà che viene sdoganata come valore fondante della democrazia contemporanea- non sia mai stato tanto distante da noi quanto adesso. È vero che a differenza di quanto accade in regimi non democratici niente ci viene precluso attraverso un divieto esplicito, ma possiamo parlare di libera scelta quando non abbiamo gli strumenti per scegliere? Innanzitutto il nostro ventaglio di scelte è stato ridotto alle sole scelte di consumo: si può scegliere un prodotto piuttosto che un altro fra le quasi infinite possibilità messe a nostra disposizione dal mercato ma non si può scegliere di non consumare, a meno di non accettare un'esclusione eremitica dalla società. Secondo, neppure nelle scelte di consumo possiamo dichiararci liberi: lo saremmo se avessimo davanti agli occhi le conseguenze delle nostre scelte, ma non è così; noi abbiamo a che fare solo ed esclusivamente con prodotti finiti senza sapere niente del loro passato né avere alcun presagio sul loro futuro. Non vediamo come è stata fabbricata una certa maglietta, chi ci ha lavorato, con quali sofferenze; non vediamo le persone ammalarsi e morire a causa del coltan che serve a fabbricare i nostri smartphone; neppure vediamo la plastica che gettiamo ammassarsi nelle discariche, il percolato colare nel terreno fino ad inquinare le falde acquifere. Viviamo nel magico mondo del consumatore, ovvero quel breve intervallo che sta fra gli scaffali del negozio e il secchio dell'immondizia. E l'inganno peggiore del regime contemporaneo è che, mancando dei divieti oggettivi, pensiamo di essere liberi. Dobbiamo ritrovare la consapevolezza delle nostre azioni. Con questo non voglio dire che in Islanda siano riusciti a cambiare del tutto paradigma, che sia il paese perfetto (ci sono anche persone che sono convinte che sia cambiato ben poco a livello di mentalità e che quello che la gente vorrebbe davvero sarebbe di tornare al benessere pre-crisi). Piuttosto quello che intendo è che la prima rivoluzione di cui abbiamo bisogno è una rivoluzione culturale, e quella non dipende dalle dimensioni né dall'importanza geopolitica di un paese.

Dunque se dovessimo riassumere, cosa ci insegna la vicenda islandese?

Andando più al sodo, ci sono alcuni punti che emergono dalla vicenda su cui sarebbe utile riflettere. In primis un ritrovato primato della politica -intesa non tanto e non solo come politica istituzionale ma soprattutto come partecipazione attiva della cittadinanza- sulla finanza. Primato confermato anche dalle ultime decisioni del governo islandese di non rimborsare i fondi speculativi che avevano scommesso sul fallimento delle banche durante la crisi economica e di aiutare i cittadini a pagare i mutui con i soldi così risparmiati (qui un approfondimento: http://islandachiamaitalia.wordpress.com/2013/12/03/islanda-vs-finanza-internazionale/). Altro punto fondamentale della vicenda è stato a mio avviso la capacità di passare da un momento di protesta ad uno di costruzione. Terzo, la sconfessione di alcuni dogmi della società contemporanea, in particolar modo quello della socializzazione dei debiti privati, che diventano pubblici se il privato fallisce.

L'insofferenza nei confronti delle politiche iperliberiste sembra al suo massimo un po' ovunque, eppure ancora si faticano a vedere i segni di un movimento di liberazione individuale e collettiva davvero in grado di mettere in seria discussione l'esistente. Come mai?

Penso che le cose stiano in parte già cambiando. Ci sono centinaia di realtà che anche da noi iniziano a mettere in pratica dal basso sistemi e paradigmi diversi, con risultati sempre più confortanti. Il fatto è che lo fanno in maniera silenziosa, per cui spesso non ce ne accorgiamo. Il potere contro cui si ribellano è liquido e sfuggente, non ha castelli né roccaforti da assaltare. Questa nuova rivoluzione non avviene nelle piazze ma piuttosto negli individui e nelle loro relazioni sociali; piuttosto che distruggere tesse. Un limite oggettivo ad oggi è una forse eccessiva frammentazione di queste realtà, dovuta a tutta una serie di differenze e di dinamiche umane e sociali. Probabilmente sarà questa la sfida per il vero cambiamento: trovare una formula perché questo fermento di cambiamento dal basso riesca ad andare “a sistema” senza stravolgere le differenze e le particolarità che lo caratterizzano.

Gli ambienti della cosiddetta "decrescita felice" sono probabilmente tra le alternative più interessanti tra quelle messe in campo contro la "Megamacchina". Anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Ti andrebbe di fare una panoramica delle realtà più interessanti che operano in questo senso nel nostro paese?

C'è una enorme varietà di realtà di questo tipo per cui è difficile essere esaustivi: mi limiterò a citarne alcune delle più diffuse. C'è il Movimento  per la decrescita felice, che si articola in circoli attivi su tutto il territorio nazionale, in cui si impara l'autoprodizione e a vivere meglio consumando meno. Ci sono le città in transizione (transition town), che cercano di ridurre al minimo l'utilizzo di combustibili fossili. C'è Arcipelago SCEC che è nata attorno ad una moneta complementare, lo SCEC appunto, e usa questo strumento come volano per diffondere istanze di cambiamento dal basso e per portare avanti progetti all'avanguardia come NOInet, una rete mesh wi-fi di basso costo di proprietà dei cittadini. Poi potrei parlare di tutto l'universo dei Comuni Virtuosi, associazione cui aderiscono amministrazioni all'avanguardia nelle tematiche della riduzione dei rifiuti, della sostenibilità ambientale, del consumo di suolo. Oppure di Etinomia, la rete di imprenditori, commercianti e professionisti etici della Val di Susa, che stanno implementando nuovi modelli economici basati sulla cooperazione e sullo sviluppo dei circuiti locali. E al di là delle associazioni e delle realtà più conosciute, ci sono migliaia di persone che conducono la loro personale battaglia attraverso scelte di vita differenti: fenomeni come il downshifting, l'autoproduzione, il ritorno alla campagna sono sempre più diffusi. La cosa forse più confortante è che c'è una grossa convergenza dal basso sui contenuti, anche se non sulla forma.


lunedì 3 febbraio 2014

DECRESCITA, FILOSOFIA E VISIONI DEL MONDO. Convegno a Firenze Sabato 8 Febbraio.


  • Cosa ci spinge a pensare che l obiettivo del mondo sia la Crescita?
Perché i politici – americani, europei e mondiali tanto di destra che di sinistra  parlano continuamente di Crescita economica e di Sviluppo economico??
Perché pensiamo che la CRESCITA INFINITA ( dei profitti, dei prodotti e dei consumi) sia possibile in un PIANETA FINITO?
Intanto la crescita continua a produrre, accumulo di rifiuti, inquinamento, competizione, violenza, solitudine, disagio esistenziale. Ben lungi da essere qualcosa di dimostrato, quello della Crescita è un Mito. Un mito che ha ragioni ed origini nella storia e che e si alimenta nella fede nell’Evoluzione, nel Progresso, nel dominio dell’uomo sulla Natura, nella Civiltà Superiore e nel predominio della materia e della ragione economica.  E giunto il momento di aprire un dibattito su queste questioni attraverso la grande corrente culturale della Decrescita – in quanto messa in discussione di questi celati presupposti.
Il Convegno Decrescita, Filosofia e Visioni del mondo, attraverso i suoi autorevoli relatori che spaziano tanto ad Occidente che Oriente, tanto sulla scienza che sulla mistica medievale, amplierà le prospettive e ci farà risalire nel tempo. E vero che veniamo dalle scimmie, ma da dove viene e chi ha dimostrato l’idea lineare della freccia del progresso? E’ evidente che il momento focale è avvenuto con la nascita in Occidente della Scienza newtoniana- cartesiana ( meccanicista e riduzionista) che ha inferto – a differenze di tutte le altre civiltà – uno straordinario slancio al tecnologia e quindi all’industria. Al contempo, essa ha dato slancio ad un errata concezione della natura umana. Ormai sono in molti gli scienziati – e tra questi Fritjof Capra – a ritenere che la storia sarebbe andata diversamente se nel Seicento fosse prevalsa l’idea di Leonardo di sintesi tra amore e scienza e non quella dell’ evidenza analitica patrocinata Galileo. Sono almeno tre secoli che – sulla scia di Newton – pensiamo al nostro mondo come una grande macchina meccanica – regolata da leggi matematiche che possiamo azionare tramite la tecnologia. Al contrario, oggi le Scienze subatomiche, quantistiche e tutte le avanguardie nel campo delle scienze sistemiche, dimostrano che non esiste una materia da modificare, ma l’Universo comincia ad assomigliare ad un Grande Pensiero piuttosto che ad una grande macchina.
 L’impero della scienza economica si sostiene soltanto sulla fede nella centralità della materia…
ma se avessimo imboccato una via sbagliata??
CONVEGNO
DECRESCITA, FILOSOFIA e VISIONI DEL MONDO
crisi economica, ambientale ed esistenziale:
le responsabilità della visione del mondo dominante.
La Ragione aveva Torto?
Firenze, sabato  8 Febbraio 2014
Auditorium  CRF via Folco Portinari,5
I PARTE sabato 9.30- 13.15
9.30      registrazione e Accrediti
La scienza meccanicistica newtoniano -cartesiana:
limiti e contraddizioni Moderatrice Gloria Germani
10.000 Angelo BARACCA Fisico- Università di Firenze - La scienza moderna, quantitativa e matematica, come prodotto storico della società occidentale e non come la forma superiore di conoscenza.
10.30  Giuliana MIELI Filosofa Psicologa -Il pensiero moderno dominante – la scienza newtoniano cartesiana - come negazione di ogni affettività ed emotività
11.00 Gioacchino PAGLIARO Medico,  'Osservatorio sulle Medicine non Convenzionali,  VP  Associazione Internazionale di Ricerca sull'Entanglement in Medicina e in Psicologia, Oltre la scienza newtoniana cartesiana, la scoperta dell'entaglement
11.30 coffee break
11.45 Marco VANNINI - Filosofo - La vera filosofia è la mistica. Il grande errore è  l’attaccamento all’Ego
12.15 Giannozzo PUCCI – Ecologista- Editore  - L'esecuzione del Savonarola e l'inizio della Modernità
12.45 – 13.15 dibattito seguito da pranzo conviviale
II Parte 14.30 – 19.15
Mito della Scienza, follie della Modernità
e nuove prospettive   Moderatrice Gloria Germani
14.30  Achille ROSSI, sacerdote e filosofo - Il mito del mercato e l'antropologia fasulla
15,00 Massimo FINI -  Scrittore e  Giornalista - La ragione aveva torto? I limiti del pensiero illuminista e i miraggi dell' epopea industriale
15.30  Pier Paolo DAL MONTE – Medico- Associazione Italiana di Bioetica Chirurgica - L'allucinazione della modernità: L’economia come realizzazione del mito dell’unificazione del sapere . Il potere della scienza si realizza nel potere del denaro
16.00 Grazia  MARCHIANO, filosofa, già  professore ordinario di Estetica e Storia e Civiltà dell’Asia orientale – L’unione di mente e natura nella  filosofia perenne
16.30 Eduardo ZARELLI, Filosofo e Editore – La Natura ama nascondersi
17.00  Coffè Break
17.15 Antonello CRESTI, saggista e giornalista, Il fenomeno del neopaganesimo come ritorno alla purezza originaria
17.40 Luca MADIAI, Ingegnere, presidente MFD FI, L’evoluzione umana non è a senso unico. Ritorno all’origine.
18.00  Loris FALCONI,  Filosofo, direttore di AltreMenti Festival, L’Illusione dell’identità nella società dello spettacolo.
18.20.  Valentina DOLARA,  Docente di Mindfullness- Felicità e meditazione buddista . Le scoperte della scienza
18.40  – 19. 30   Dibattito
Segue  Cena Conviviale Vegetariana  presso LA Gabbia Matta- via dei Pucci  4  su prenotazione  euro 15,00