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mercoledì 1 ottobre 2014

HELENA NORBERG-HODGE: L'unica crescita auspicabile è quella della felicità








ANTONELLO CRESTI - videointervista esclusiva con la attivista ecologista HELENA NORBERG-HODGE

INGLESE con SOTTOTITOLI ITALIANI

Riprese, foto e montaggio: ANDREA RUFFI

Grazie a: GLORIA GERMANI


giovedì 5 giugno 2014

Nigel Farage è il figlio di Hitler e Satana!


Io fino a qualche giorno fa avevo sentito parlare pochissimo di Nigel Farage (o FaraNge, la metà dei quotidiani non azzecca nemmeno il nome), e come tanti non avevo un’opinione su di lui. All’inizio volutamente non mi sono documentato perché:
1) avevo altro da fare
2) volevo osservare come venisse "creato" il personaggio dai media e dagli opinionisti di sinistra - soprattutto in chiave antigrillista.
La prima cosa che ho notato è il gioco sporco di Repubblica, che riprende il piccolo blog di un attivista di sinistra parecchio stereotipico  - uno che fa teatro sperimentale, ogni tre parole ci infila "migrante" e sicuramente userà l’asterisco al posto del suffisso di genere. L’articolo è un collage di dichiarazioni di Farage fuori contesto, tradotte a cazzo o di espulsi dal partito. Classico stile Repubblica. La domanda però sorge spontanea: ma se si parla del figlio segreto di Hitler e Satana non dovrebbe essere palese? Se si utilizza come fonte un bloggetto scrauso e frasi riprese qua e là non è losco? Ovvia a questo punto la strategia di demonizzazione (doppia: di Grillo e di Farage). Il pubblico italiano non lo conosce, e gli elettori di Sinistra
Poi ho letto le reazioni dei grillini (in questi giorni di ponte lungo su FB erano gli unici a discutere): su FB e sui forum si è aperto un dibattito sull’appoggio a Farage e le giustificazioni dello stesso Grillo. C’è chi è fedele alla linea, da bravo stereotipo del grillino adepto della setta, e chi argomenta a favore di una alleanza pragmatica. Quelli contrari hanno paura di come verranno percepiti dagli elettori (e trattati dalla Comunicazione di Sinistra) e parlano di Farage come un "turboliberista", "neoliberista" e ultraliberista", che sono superlativi che stanno per "liberista" e preferirebbero allearsi coi verdi. Giustamente dal loro punto di vista, per carità, ma generalmente chi parla di "turboliberismo" non sa di cosa stia parlando.
A questo punto sono andato a documentarmi, mi sono fatto un’idea: Farage è un personaggio controverso ma non certo un demone. Un troll, un antieuropeista e un nazionalista. Ha suscitato parecchie polemiche ma alcune sue tesi per quanto mi riguarda sono condivisibili (ad esempio è antiproibizionista).
Ognuno comunque è libero di di pensarne quello che vuole, ma fa impressione il conformismo degli elettori di sinistra: praticamente nessuno si sarà documentato, sulla rete è girata la pappa pronta di Repubblica e gli slogan ripetuti ossessivamente a sinistra ("è un pazzo neolibberista, è il Diavolo") e tanto basta. (come se il sistema attuale - tutele solo a chi ha un lavoro dipendente) funzionasse. Ma questo è un altro discorso, che un elettore della lista Tsipras o la salma rivitalizzata di Imposimato non potrebbe o vorrebbe comprendere temo).
Fa abbastanza paura il conformismo delle masse di sinistra e la facilità con cui venga manipolato, e sia facile creare un nemico e demonizzarlo, aldilà di Grillo e di cosa si possa pensare di Farage). Impressionante notare come le stesse accuse di "neo-liberismo sfrenato" e "fascista" venissero rivolte anche a Renzi, anche se adesso che è al Potere questi attacchi si sono fatti sempre più sparuti. Paradossale poi che l’elettorato di sinistra creda di essere immune da queste tecniche manipolatorie, che pensa riguardino solo i grillini e berlusconiani. D’altra parte i militanti di partito si somigliano parecchio, ma i post di analisi di comunicazione riguardano soltanto i grillini (probabilmente perché hanno parecchio successo e sono relativamente facili da scrivere: Più o meno dicono tutti le stesse cose, peraltro abbastanza evidenti - e perciò comprensibili - a chiunque. Chiunque non sia un militante intendo.)
P.S. Suggerisco questo articolo dell’Huff Post Italia (che si "redime" dopo il post furbetto e gli articoli fangosi) per formarsi un’opinione, in cui l’autore critica pesantemente Farage senza demonizzarlo o dargli del "turbolibberista"

fonte: http://www.linkiesta.it/blogs/web-factory/nigel-farange-e-il-figlio-segreto-di-hitler-e-satana

giovedì 22 maggio 2014

ALESSANDRA COLLA: Il M5S porterà a votare una astensionista convinta come me!




Chi mi conosce sa che da molti anni non voto alle elezioni — l’ultima volta che l’ho fatto è stato per un partito di sinistra, quando ancora (forse) la sinistra esisteva. E sa pure che in tutti questi anni ho sempre invitato a non votare, per un unico e semplice motivo: che l’Italia essendo stata deprivata della sovranità nazionale dopo il 1945, tutti i partiti e gli schieramenti politici del paese altro non sono che marionette tirate da fili in mani molto lontane da qui. Come spiegava benissimo Ernst Jünger nel suo magistrale Trattato del Ribelle, stante quella situazione era auspicabile “passare al bosco”: rimando al testo jüngeriano ( e mettendo da parte l’odiosa falsa modestia ricordo che sull’argomento ho molto scritto e molto parlato — invano — a suo tempo).
Poi è arrivato il Movimento Cinque Stelle, portando una ventata d’aria nuova sulla scena politica italiana.
Attenzione, ora, a non ripetere nei confronti del termine “nuovo” lo stesso fatale errore compiuto da molti in un altro campo, attribuendo del tutto erroneamente al termine “evoluzione” il significato di “progresso, miglioramento”: in realtà, sia il termine “nuovo” che il temine “evoluzione” implicano un solo e ben preciso concetto — cambiamento. Laddove  “cambiare” significa rendere una cosa diversa da quel che era prima, conferendole caratteri finora sconosciuti — nuovi, appunto.
E che il greco antico traduca con neoterìzein, “fare cose nuove”, il nostro “fare la rivoluzione” non è un dato trascurabile.
Perché l’Italia unita non ha mai conosciuto una vera rivoluzione. Nel bene e nel male, quella del 28 ottobre 1922 non è stata una rivoluzione in senso proprio: la rivoluzione, ammoniva Mao, non è un pranzo di gala — se la si fa sul serio, è fatale mettere sossopra i salotti buoni , rompere qualche suppellettile e lasciare macchie di sangue in giro. Soprattutto, una rivoluzione seria deve eliminare la classe dirigente preesistente, cioè metterla in condizione di non avere più accesso alle leve del potere, per sostituirvi persone nuove ovvero diverse (il che, fra l’altro, evita o limita esponenzialmente il rischio di guerre civili). L’Italia questo non l’ha fatto. Nata dalle guerre risorgimentali — che notoriamente non miravano ad alcun “bene comune” —, è cresciuta fra sommosse popolari, sanguinose repressioni, guerre mondiali e civili, fino a strutturarsi nella repubblica parlamentare come la conosciamo noi, rovinosamente declinata dopo che il miracoloso boom economico degli anni Sessanta ebbe finito di erodere le fondamenta gettate nei decenni precedenti, col sudore e col sangue, dai nostri nonni e bisnonni.
Ma torniamo alla rivoluzione e alla classe dirigente: perché la crisi del 2008, dalla quale discendono tutti i nostri  mali presenti, ha subdolamente rinfocolato  una brace che si credeva sopita ma che invece ardeva ancora — la lotta di classe, mutata nella forma ma non nella sostanza.
Lo dico convintamente, sulla scorta delle molte conversazioni avute con tante persone nel corso degli ultimi mesi. A sostenere tutti i vecchi partiti — le cui magagne sono state più o meno abilmente camuffate grazie a un sofisticatorestyling — sono immancabilmente tutte quelle persone che hanno ancora qualcosa da perdere e a cui non sono disposte a rinunciare: che si tratti di una pensione decorosa, di un posto (miracolosamente e non si sa per quanto ancora) fisso, di una solidità professionale o accademica, tutti coloro che godono di questi privilegi — davvero incommensurabili , coi tempi che corrono — restano tenacemente attaccati a quella famosa “via vecchia” abbandonando la quale l’incauto “sa quel che lascia ma non sa quel che trova”.
Al contrario, chi non ha più niente da perdere — perché è rimasto senza lavoro, o ha una pensione da fame, o è strangolato da mutui e tasse —guarda con favore alla “via nuova”, consapevole che niente e nessuno potranno peggiorargli la situazione o rendergli la vita più invivibile di quanto già non sia (la media è di un suicidio al giorno, ma sui giornali non lo leggerete).
Così, si scava lentamente ma inesorabilmente un abisso fra chi ostinatamente difende lo status quo per non perdere quel poco (spesso quel pochissimo) che ancora ha e che lo separa orgogliosamente dai nuovi poveri, e chi altrettanto ostinatamente spera e desidera e vuole e si batte perché qualcosa finalmente cambi — ma cambi sul serio e richiuda una volta per tutte la fogna a cielo aperto che è da almeno trent’anni la politica italiana.
Si tratta di un abisso incolmabile, e non lo dico per usare un tòpos retorico: è incolmabile davvero, perché sul suo ciglio, da una parte e dall’altra, stanno due diverse visioni del mondo — con tutti i corollari del caso.
In questo senso Grillo aveva ragione quando diceva che senza il M5S ci sarebbe stata violenza per le strade: perché il nuovo soggetto politico sorto dal (quasi) nulla è riuscito, incanalandolo, a catalizzare il diffuso malcontento popolare in una forma di protesta trasversale e organizzata che è riuscita a entrare nei palazzi del potere per esprimersi conformemente alle leggi vigenti, per dare voce democraticamente agli innumerevoli singoli che, da soli, non avrebbero mai potuto farsi ascoltare. Non è un risultato da poco.
È anche per questo che io, stavolta, andrò a votare. E voterò M5S: per ricostruire bisogna prima abbattere, e sono stanca delle tante ristrutturazioni di facciata che, di fatto, hanno lasciato quei palazzi drammaticamente immutati. Cambiare non è più un’opzione, è un imperativo. Cominciamo a sparigliare le carte — poi, si vedrà.

venerdì 14 febbraio 2014

OLINDA MORO: Il golpe RCS-Napolitano Renzi? BASTA silenzio!




Un piccolo sfogo: probabilmente anche questa volta Napolitano avvierà consultazioni senza passare per il Parlamento perché in altre sedi si è già deciso quale sia il nuovo Governo. Cosa c'è dietro, questa volta? Niente di diverso in realtà, se non il fatto chel'operazione Monti e Letta ha esaurito il suo tempo e la sua produttività. Letta, in realtà, con un po' d'anticipo rispetto alle previsioni perché, a fronte di vicine elezioni europee e al netto delle deficienze comunicative, il fattore 5stelle sta facendo davvero paura.
L'operazione Renzi, il consueto zampino americano e sionista, la criminalizzazione dei 5s sono parte di un unico progetto di rinsaldamento del sistema di potere economico e finanziario italiano e internazionale, cui quei quattro ragazzotti fastidiosi ed impuntiti dei 5s stanno creando problemucci di non poco conto.
E la sinistra che fa? Delega se stessa all'estero, presa dai suoi cavilli e dalle sue misere questioni sulla referenzialità e rappresentanza ottimale, quasi noncurante della necessità di battagliare sul campo, di coinvolgere la gente sulla questione morale, sulla crisi del sistema democratico e sulla mortificazione del diritto al lavoro.
Il silenzio assordante di questa sinistra sugli avvenimenti dell'ultimo mese è imperdonabile. Come imperdonabile è non avere colto l'opportunità di sostenere quei parlamentari che sono stati mortificati e isolati dal sistema intero nonostante stessero agendo a tutela della democrazia e contro il più feroce potere massonico, lobbistico, economico e finanziario. Altrettanto imperdonabile è il mancato sostegno alla messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica.
Imperdonabile è la loro pubblica indifferenza salvo poi riconoscere, in confidenza, che sì, quei ragazzi 5s in fondo sono bravi ragazzi e fanno l'opposizione che solo il PCI seppe fare prima di loro. Pensano questo ma si vergognano di ammetterlo pubblicamente, salvo poi tifare per loro tra le quattro mura di casa.
Presi dalla loro viscerale lotta intestina, fatta d'invidia e di benpensanti, sono incapaci di avere quello scatto d'orgoglio necessario per far sì che la questione morale e sociale si ponga prepotentemente tra la gente, con la gente e per la gente. E la questione morale e sociale, per intima natura, deve essere condivisa con tutti, senza etichette e patentini, ovunque essa emerga e con la giusta coerenza ed onestà.
Il reiterato tentativo di creare dall'alto (e ora anche dall'estero) un movimento o partito di massa è sbagliato in partenza. L'unico collante possibile è la partecipazione spontanea della gente ad un movimento che, opportunamente informato e sostenuto, si muova su idee e istanze condivise e su problemi reali e contingenti.
L'esperienza di "rivoluzione civile", per quello che mi riguarda, è stato l'ultimo mio impegno in tal senso.

giovedì 13 febbraio 2014

ALESSANDRO DI BATTISTA (M5S): Oltre le ideologie, per riprenderci la sovranità





Intervista a cura di: Antonello Cresti 

Personalmente, a differenza di Daria Bignardi,  non sono interessato all’albero genealogico dei politici. Mi interessa di più capire da dove provenga una vocazione politica. E non intendo tanto gli episodi giovanili di militanza attiva, quanto certe letture, frequentazioni culturali, che abbiano in qualche modo “incendiato la miccia” della passione. Cosa ci puoi raccontare in questo senso?

Di politica si è sempre parlato in famiglia. All’Università poi, attraverso una serie di attività, mi si è davvero spalancato il mondo della prassi politica, ma è vero che alla base di tutto ci sono state delle letture. Personalmente sono un lettore accanito di saggistica politica: impossibile fare una lista, ma tra gli autori che più prediligo non posso non menzionare Massimo Fini e Tiziano Terzani. Fini lo ritengo un raro esempio di giornalismo indipendente: ovviamente si può concordare o dissentire sulle cose che scrive, ma è sempre apprezzabile la sua libertà. Terzani invece è stata una ispirazione in senso assoluto. Naturalmente seguivo Beppe Grillo sin da quando faceva i suoi spettacoli comici ed ho continuato a interessarmi a lui quando è nato il blog.

A proposito di giornalismo. Si ha vita facile a dire che i professionisti di questo settore, in Italia, non sono certo un esempio di libertà e coraggio. C’è una testata che ritieni più affidabile?

Il Fatto Quotidiano, senza alcun dubbio. Ero un lettore assiduo di “Repubblica” ai tempi dell’Università e quel quotidiano è stata una delle più grandi delusioni della mia vita… Quasi come una fidanzata che ti tradisce…

Il M5S si conforma senza alcun dubbio come un movimento postideologico, sia per la provenienza molto varia dei suoi attivisti, sia per le sue basi di azione ed i suoi riferimenti culturali. Mi verrebbe però da dire, vista la latitanza del PD su certi temi, che stia a voi anche un ruolo di “supplenza” nei confronti della sinistra.  Condividi che possa esser vostro questo ruolo?

No, non sono interessato a svolgere questo ruolo. Sia per impostazione personale – per farti capire, se fosse stato possibile, a me sarebbe piaciuto tantissimo poter votare per uno come Borsellino, che è sempre stato definito “uomo di destra-, sia, soprattutto, perché ritengo destra, sinistra, le ideologie storiche come tante facce di una stessa medaglia. Credo sia necessario andare oltre senza ulteriori indugi.

Mi soffermerei a questo proposito su un episodio molto significativo come quella “Bella Ciao” intonata dai parlamentari PD al momento della approvazione – grazie alla “tagliola”- del cosiddetto “decreto Bankitalia-IMU”.  Io penso che questa sia stata la dimostrazione di come le ideologie (in questo caso l’antifascismo) vengano utilizzate solo come ipocrita cortina di fumo per mascherare le proprie malefatte e manchevolezze. Pura materia retorica a celare ben altro…

Lasciami dire che quando ho visto quella scena ho avuto i conati di vomito. Una vergogna! Io ritengo che i partigiani siano state persone straordinarie… Oggi ce ne sono rimasti pochi in vita, ma sono convinto che se  vivessimo ancora nei tempi della Resistenza i veri partigiani sarebbero scesi dalle montagne per venire a Montecitorio a combattere con noi contro questa classe politica collusa col potere della finanza e criminale. Dunque ribadirei che ideologia ora come ora non può che significare partito preso, scarsa autonomia culturale. Noi siamo differenti e casomai ci battiamo per degli ideali, che sono ancora presenti ed hanno ben altro peso. Le categorie ideologiche sono materia stantia, incapace di comunicare.

Il M5S ha raccolto, nel suo straordinario successo elettorale, un grande numero di voti provenienti dalle giovani generazioni. I giovani appaiono spesso, però, astratti dall’attività politica o comunque relegati ad una dimensione ben poco protagonistica dell’esistenza. Dalla tua visuale confermi questa visione oppure no?

Posso dire che sto assistendo ad una sempre maggiore partecipazione giovanile a tutte le iniziative del nostro movimento, a tutti i livelli. La rete, d’altronde, stimolerebbe naturalmente una partecipazione più giovanile però questo non significa che siano assenti altri spezzoni generazionali. Anzi… Per farti un esempio,  i miei stessi genitori usano l’Ipad e vivono attivamente la Rete e le sue possibilità.  Io non sono interessato alle campagne generazionali stile “rottamazione”. Posso spingermi a dire che ai giovani spetterebbe un posto di prima linea, ma nell’essenziale direi che soprattutto abbiamo bisogno di qualità. E da questo punto di vista la qualità la si può trovare a tutte le età.

Immaginiamo che il cammino del M5S non si arresti, vada avanti e che un giorno vi vedremo al governo, magari con Alessandro Di Battista diretto protagonista. Di cosa ti vorresti occupare?

Io mi interesso da sempre di politica estera. Il mio sogno sarebbe vivere in un paese sovrano, non asservito al Potere U.S.A. Una politica estere autonoma, fatta di diplomazia, non violenta, ma soprattutto forte e sovrana, lo ribadisco.  Essere alleati degli U.S.A non significa esserne così smaccatamente subalterni… Riterrei inoltre opportuno instaurare forme di collaborazione con paesi dalle caratteristiche simili al nostro (paesi del Sud Europa, ma non solo)

A questo punto è d’obbligo ricordare quale sarà la vostra posizione in vista delle imminenti elezioni europee. Il panorama si fa ogni giorno più sfaccettato: la Lega sembra avere la posizione più dichiaratamente anti-Euro, mentre la nascente Lista Tsipras sembra muoversi nella direzione di una riforma della istituzione europea. Personalmente ritengo che sia vitale interrogarsi sull’uscita dall’Euro, senza immaginare questa posizione come un tabù assoluto.  E credo soprattutto che debbano esser radicalmente contestate le politiche eurocratiche di questi anni.


Le Lega mi sembra che stia portando avanti posizioni puramente propagandistiche, dopo che per lunghi anni ha supinamente accettato ogni decisione proveniente dalla U.E. Folklore politico e poco più. La nostra vuole essere una battaglia soprattutto di informazione: se oggi chiedessimo ai cittadini la loro opinione in merito alla moneta unica in pochissimi avrebbero una idea chiara. E certo non per colpa loro… Ecco allora che il Referendum che noi richiediamo oltre che uno strumento di decisione sarebbe un mezzo per creare un dibattito consapevole. Sapere e conoscere è decisivo per poter prendere una decisione. Detto questo ogni iniziativa umana può e deve esser messa in discussione, quindi a maggior ragione anche l’Euro…

sabato 1 febbraio 2014

ENRICO GALOPPINI: Ripulire la mente per risanare la politica



Al di là dei motivi contingenti che hanno dato il là alla recente eclatante protesta dei deputati del Movimento 5 Stelle, e sorvolando sull’opportunità o meno di questo tipo di azioni, una cosa emerge d’una evidenza solare ascoltando i reciproci insulti che, da una parte i pentastellati, dall’altra i piddini, si sono lanciati all’interno dell’emiciclo parlamentare: la sostanziale equivalenza dei rispettivi punti di riferimento da cui prende le mosse la loro attività politica.
Prima i ‘grillini’ che danno dei “fascisti” agli altri, i quali, tanto per cambiare, gli rispondono allo stesso modo. Ascoltare per credere: http://www.youtube.com/watch?v=0Qm3UdT6FqQ
Complimenti a tutt’e due, che inventiva!
Ma una novità in effetti sta emergendo: se prima uno incassava e zitto (per esempio, il missino, prima, il berlusconiano, poi), adesso tutti danno del “fascista” a tutti.
Ma, si sa, cosa c’è di meglio, per offendere e screditare di fronte ai propri sostenitori l’avversario, anzi, il nemico da odiare e, possibilmente, cancellare dalla faccia della terra ricacciandolo nelle celebri “fogne”, che l’ormai ottuagenario insulto?
Eppure ne esisterebbero altre di infamie e maledizioni da scagliare, e di ben più potenti ed efficaci, che il trito e ritrito “fascista”.
Sì, è vero, si è sentito dare dell’”ignorante”, del “ladro”, del “lobbista”, tra l’altro tutto aderente e calzante se riferito ad un partito che si presenta dalla parte della “ggente” mentre è quanto più di snobistico, lontano dal popolo e troppo vicino all’alta finanza si possa immaginare.
Ma l’insulto che fa la differenza – e che non viene tollerato assolutamente da chi lo riceve! – è “fascista”. Tanto che mentre nessuno “mette mano all’avvocato” se si becca del “corrotto” o del “disonesto”, la querela parte di sicuro se gli dai del “fascista”.
Eppure, mentre ci si affibbia allegramente quello che a tutti gli effetti è diventato – nella percezione del bravo “democratico” di destra, di centro e di sinistra - il concentrato di ogni nefandezza morale e l’archetipo del “mostro”, nessuno ha mai stabilito con esattezza cosa significhi, secondo la vulgata introiettata da una massa di scimmie ammaestrate, la parola “fascista” quando non è riferita a: “Simpatizzante / seguace / militante / dirigente dell’omonimo movimento politico e del susseguente regime che ha governato l’Italia dal 1922 al 1945”.
Ma questo sarebbe pretendere troppo!
Così, senza scomodare il De Mauro o il Devoto-Oli, si può tranquillamente affermare che “fascista” è, nelle intenzioni di chi lo scaglia, sinonimo di qualsiasi cosa negativa abbia in mente, da “stronzo” a “violento”, passando per “ladro”, “bastardo” e simili complimenti, senza dimenticare “maschilista” e pure “razzista” e “antisemita”. In un certo senso, “fascista” è una parola passepartout: la può usare chiunque, contro chiunque, tanto significa qualsiasi cosa perché non significa più niente, tranne il significato che ho tentato di rendere sinteticamente poc’anzi e che ovviamente non passa per l’anticamera del cervello di nessun parlamentare.
Ma fin qui siamo ancora nell’ordinaria amministrazione (!), cioè nell’ordinario delirio etimologico e, per forza di cose, politico che genera questa ridicola gara a chi dà più “fascista” all’altro.
A monte, però,  c’è un altro delirio, che è quello mentale vero e proprio. E non sto scherzando.
Di nuovo, ascoltare per credere, sempre dalla medesima gazzarra nella famosa “aula sorda e grigia”: http://www.youtube.com/watch?v=RVOkHMPP0wA#t=84
No, non avete sognato: sono quelli del PD (cioè “fascisti” per i 5 Stelle) che cantano, in faccia ai ‘fascio-grillini’, “Bella Ciao”!
Ricordiamoci che si trattava della votazione del “decreto Imu-Bankitalia”, che tradotto dalla neo-lingua in vigore significa la svendita di quel poco che resta della (ex) Banca d’Italia ai soliti “investitori internazionali” (per il nostro bene, per “fare cassa” e via gabbando gli italiani).
Non ci sono parole per definire lo squallore e la putredine, morale ed umana, di chi s’investe della missione di novello “partigiano” contro il “fascista” Grillo - il quale almeno si oppone a codesto inesistente “salvataggio” - ed i metodi “fascisti” dei suoi deputati, che tra l’altro ricordano piuttosto gli “aventiniani” di prima del ‘22, che erano “antifascisti”!
A questo punto la confusione è totale.
O forse no. I deputati del PD, intonando quelle note a dir poco simboliche ed evocative, hanno inteso – volenti o nolenti - rimarcare la loro solidarietà, o meglio subalternità, ad interessi stranieri, i quali, guarda caso, sono sempre gli stessi, oggi come ottant’anni fa.
Alla faccia dell’Italia e degli italiani, che appena protestano e si organizzano contro questa genia di felloni e venduti, purtroppo sempre ben nutrita e rappresentata, son subito bollati come “fascisti”.

Ma come dicevo, le cose stanno ancora peggio. Se difatti concediamo la buonafede a qualcheduno di coloro che, dai due schieramenti, ha inscenato la gazzarra a colpi di “fascista!” e di “Bella Ciao”, questo rimestare all’infinito nelle solite categorie e dimostrare di non saper assolutamente uscirne, come da una gabbia invisibile, è segno di una patologia, di una specie di melassa psichica dalla quale non si è capaci in alcun modo di togliere le gambe.

venerdì 31 gennaio 2014

Quando le "pompinare" erano le parlamentari del centrodestra...



Leggo questo (qui la risposta dell’accusato che parla di uno schiaffo ricevuto da un’altra parlamentare dell’M5S contestualmente a quello che accadeva alla Camera). 
Non posso non ricordare che ai tempi in cui in tant* davano della pompinara alla ministra, motivati dal loro antiberlusconismo, in poche abbiamo scritto che fosse frutto di moralismo e che quella morbosa ossessione per le attività private delle donne elette nel Pdl, le quali in quanto bone e vicine al cavaliere dovevano per forza aver reso servizi sessuali, non avrebbe prodotto nulla di buono.
La piazza antiberlusconiana per eccellenza fu quella di un 13 febbraio in cui potevi leggere riferimenti a varie “troie” o “zoccole” e ricordo che a uno slogan che diceva “via le zoccole dallo Stato” rispondemmo (con FaS) con un “via lo Stato dalle zoccole“. Ci furono mega puntate di talk show tv in cui politicanti vari, cabarettist* e vari personaggi in vista in questa provinciale Italia, sostennero la legittimità di certe accuse certo non comprovate da testimonianze e dunque non è legittimato nessuno a sostenere che le parlamentari dell’ala berlusconiana siano arrivate lì (e dal giudizio sessista si escludevano certo gli uomini) in virtù di una loro efficace prestazione sessuale e nessuno è legittimato a raccontare, se l’ha fatto, che quelle del centro sinistra abbiano acquisito titoli e meriti perché l’hanno data ad altri capi di partito.
E’ bene ripensarle certe cose perché a volte si rimane vittime di culture alle quali non si è state in grado, in termini culturali – per tanta indignazione che portava a dividere le donne perbene da quelle permale – di contrapporre un pensiero autenticamente antisessista. Perché l’antisessismo dovrebbe essere praticato sempre e non soltanto quando tocca una parte politica a noi (a voi) più affine.
Quindi io sono solidale con le tante donne insultate, nel tempo, da giudizi sessisti e moralisti di ogni tipo, offerti da uomini e da molte, troppe, donne e sono solidale con quelle che oggi dicono di essere state offese.
L’offesa grande, comunque, in questi anni, l’hanno subita, senza che nessuno o quasi ne abbia fatto parola, anche le sex workers che vengono usate come riferimento di uno stigma negativo e improprio. E se anche queste donne fossero arrivate in parlamento vorrei proprio vedere come e perché qualcun@ dovrebbe giudicarle meno intelligenti, competenti, brave, giusto perché nella morale italiota chi usa il corpo per campare non avrebbe sufficienti neuroni per fare altro. Ma questa è un’altra storia.
Buona serata!
Ps: Pompinofobia a parte, ricordo all’epoca che solo se provavi a parlarne in altri termini, specie su facebook, arrivava un’orda di donne inferocite che rivendicavano il diritto di usare il termine “zoccola” riferito ad alcune. Direi che la storia culturale di un paese è il frutto di tanti fattori e non solo dell’ultimo accadimento. E con ciò non dico affatto che a essere offese oggi sono quelle che hanno offeso a propria volta, anzi. Sono certa che non è così. 

sabato 18 gennaio 2014

FERNANDO ROSSI: Legge elettorale. Forza Italia e PD esultano: "Habemus Pappam"!



E' ufficiale ! Forza Italia e PD resteranno i  maggiori mangiatori di denaro pubblico e di sovranità popolare.

Dopo la pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale che, bocciando il Porcellum e la truffa del premio di maggioranza, ha indicato nel proporzionale puro e voto di preferenza, l'unico sistema elettorale possibile, in caso di voto ravvicinato, il terrore si era impossessato degli oligarchi che amministrano i due sebatoi in cui vengono "democraticamente" fatti confluire i voti degli italiani.

Un terrore che ha messo in secondo piano il classico repertorio mediatico delle false liti e false divisioni tra PD e Berlusconi (entrambi vincolati, come i loro complici minori, a mettere in atto le decisioni di Banca Mondiale, Banca Centale Europea e lobby delle grandi multinazionali). Le frenetiche consultazioni di queste settimane, sotto l'incalzare di Napolitano, hanno portato all'accordo tra Renzi e Berlusconi, sui punti chiave da inserire nella nuova truffa elettorale, che costringa a votare per loro ed i loro complici, tenendo fuori eventuali partiti e liste fuori controllo.

Avremo una bella "alternanza"; la clientela PD a guida renziana, diventerà la maggioranza e gestirà il sistema, mentre Berlusca (e i suoi eredi politici) ne saranno i co-gestori di minoranza, salvando le rispettive clientele.

Ma ci sono le varianti, anche se la grande finanza e le sue lobby faranno di tutto per scongiurarle.
1) I 5 stelle. Non è detto che sia vincente il disegno di ridurne il peso elettorale, alle ultime politiche i loro strateghi avevano erroneamente previsto un 15%, e potrebero sbagliarsi ancora. Ma anche il loro ambrosettiano lavorio per spingere i 5 stelle a restare senza "alleanze" con altri gruppi e movimenti, potrebbe fallire, facendo del 5 stelle una coalizione maggioritaria, che farebbe saltare tutti i loro piani elettorali .
2) Il formarsi di uno schieramento politico che proponga l'uscita dall'Euro e dall'Europa delle Banche, per dare la sovranità al popolo (attuando finalmente il primo articolo della nostra Costuituzione ) . Questa è la variante più improbabile, visto il lavorio dei servizi e dei media già all'opera, a livello europeo, nazionale e locale, tanto verso gruppi e movimenti "di destra", quanto "di sinistra", ma il livello di gravità e drammaticità raggiunto dalla disoccupazione, dalla chiusura delle attività produttive, e dalla povertà è ormai tale da produrre "risvegli" non facilmente controllabili dal loro sistema.  

C'è da augurarsi che, per stare al famoso detto e per il bene della nostra Patria e del nostro popolo, nel fare la pentola non gli riesca l'impresa politica di fare pure il coperchio. Dipenderà anche da ciò che farà ognuno di noi.