giovedì 2 ottobre 2014

ANDREA A. IANNIELLO: Le ragioni dell'impasse culturale del nostro tempo




Oggi è comune notare l’ impasse culturale in cui si versa (e si “sversa”...), l’ inefficacia profonda di opposizioni di mere parole, dove si “abbaia alla Luna”, senza poi avere delle “ricette” diverse da quella dominanti, che poi sarebbe lo scopo vero. Infatti, tu, ad una serie epocale di fallimenti, non ti puoi opporre con la “protesta”, ma devi fornire modelli alternativi.
Cosa che oggi è impossibile: non se ne vedono, al massimo son permutazioni o fasi meno “avanzate” nella direzione della dis-soluzione.
Allora – giunti ad un tal punto terribile d’ impasse mondiale (dico mondiale, quindi non solo gli Usa ma il mondo intero, Usa compresi, ovviamente: ma, per favore, qualcuno informi qualcun altro che gli Anni Settanta son passati) – a questo punto giunti, facciamo un po’ “il punto” della situazione e cerchiamo d’individuare il “meccanismo mentale” del controllo. Solo di qui si può concretamente partire, con un minimo d’efficacia iniziale.
Oggi ci sta una cosa, un dissenso, vero o apparente che sia, e si prende posizione in base a questa cosa qui che appare: è sbagliato. Prima cosa, io ti cambio il paesaggio dell’opposizione, te lo **contro-interpreto**, e poi – poi - prendo posizione in base a ciò che **io** reputo il paesaggio della lotta.
NON MI FACCIO MANIPOLARE IN BASE AD UN’OPPOSIZONE CHE E’ COSTRUITA ARTATAMENTE. Il che mi libera nelle scelte, perché sarò disponibile a prender partito – ma tatticamente e non mai strategicamente – in base a ciò che reputerò importante, non perché io venga manipolato di qua e di là.
Strategia è la visione di lungo periodo, che oggi manca[1].
La tattica è prender posizione in base alle convenienze del momento, una tattica può contraddire la strategia i un determinato ambito e momento. Ma non può avvenire l’inverso, per la semplicissima ragione che appartengono a due ambiti e piani diversi, e gerarchicamente strutturati, dove la strategia è più importante della tattica. Solo apparentemente in modo paradossale, questo fatto libera la tattica e la rende duttile.
Viviamo un momento di grande superficialità. Ma perché mai il risorto nazionalismo orientale sarebbe un’alternativa all’America, l’America cosiddetta “potentissima”: ma se da dieci anni non ne hanno imbroccata una! E alla fine son tornati alla “guerra al terrorismo”. Ma perché? Perché non se n’è mai usciti fuori, salvo “virtualmente”, quel “virtualismo” così poco virtuoso che impesta la “nostra” tanto stupida epoca.

Uno dei pochi, pochissimi, a capire che il meccanismo di controllo era quello dell’opposizione, la mentalità hegeliana della contraddizione, seguita da una “sintesi”, falsa però, perché manipolata, fu Anthony C. Sutton[2]. Particolarmente importante è l’Introduzione (dell’edizione del 2002) ad America’s Secret Establishment: An Introduction to the Order of Skull & Bones (1983, 1986, 2002)[3], dove parla del meccanismo della falsa opposizione: “falsa” non perché non sia una vera opposizione e non generi lotte vere, ma perché non tocca il punto nevralgico, cosicché sia sempre possibile di fornire una “falsa” sintesi.
Per tirare le somme: “L’Arte della Guerra è l’inganno” (Sun Tzu). Quindi una serie di poche frasi da stamparsi sul muro:
1. Non credere ad un’opposizione che si vede: non è mai lì il punto;
2. Strillare non risolve, piuttosto analizza con calma;
3. Ragiona con la tua testa, riscopri la tua libertà di pensare secondo linee diverse da quelle che ingolfano le maggioranze: le maggioranze sono manipolate ma credersi “alternativo” non garantisce proprio nulla, se prendi posizione in base a ciò che appare;
4. Se devi prender posizione, fallo, ma tatticamente, e sempre temporaneamente;
5. La strategia supera le tattiche; la visione globale supera i fatti singoli, il pesce grande si mangia il pesce piccolo, la Grande Onda[4] ingloba le piccole ondine: non dimenticarlo mai; se l’avrai dimenticato lo farai a tuo rischio e pericolo, abbaiare alla Luna servirà solo a scocciare gli altri, ma non risolverà nulla.
La guerra sta nel cuore degli uomini, ed è lì – solo lì - che si vice o, com’è accaduto agli “alternativi”, si perde.  Mezzi sono importanti, ma solo se c’è strategia. Mezzi a iosa ma senza strategia è l’Occidente acefalo che, come un cefalo, impesta il mondo. “Ancor prima che insanguini la mia spada, il nemico si è arreso” (parafrasi di Volkoff di Sun Tzu [Sunzi in una differente traslitterazione degli stessi suoni]). E questi si son già arresi, nel momento in cui hanno accettato il paesaggio dell’opposizione che loro veniva offerto. Si sa, Pandora è la peggiore, le fiabe son piene di regali avvelenati. “Stai attento a ciò che desideri”, dice il noto adagio, “perché potresti ottenerlo”; chiaramente non nella forma che ti attendevi...
Bisogna smetterla di essere superficiali e seguire i 5 punti.
Nell’arte della guerra, la suprema raffinatezza è combattere i piani del nemico” (Volkoff/ Sunzi).
Coloro che sono esperti nell’arte della guerra sottomettono l’esercito nemico senza combattere” (idem). “Prendono le città senza dare loro l’assalto e rovesciano uno Stato senza operazioni prolungate” (id.). Si applichi questo alle “strategie” americane: guerre lunghissime[5], spesso perdenti o perse, poi mi si dica della “grande potenza”: si son ridotti a questo, e devono farlo ormai, non vi è più scelta, ma l’errore sta a monte. Dell’Europa non parlo: non c’è nulla da dire.





[1]  E per favore, non uscitevene con “si voterà su Internet nel 2030” perché questo non è altro se non il “tecnottimismo” che è una delle principali cause dell’ impasse attuale. E cioè quella direzione in cui siamo e che ha dissolto le società, ma non tutte allo stesso modo, oh no! l’Occidente indecente ben più di altre! Ed ecco la radice – vera – dei problemi di oggi, altro che continuare sul “tecnottimismo”, che ci porterà alla marginalità più assoluta e completa perché i nazionalismi orientali si son appropriati dei mezzi tecnici inaugurati dallo “sviluppo” occidentale nel XIX secolo e nel XX. Su questa via: “Game over”, come dicono i videogame sempre più vicini al “reale”, cosicché il “reale” divenga “virtuale” e cioè irreale. Ogni ulteriore spinta tecnica e sviluppo tecnologico ci portano nella direzione in cui già da tempo siamo, quella  dell’inevitabile decadenza e dissoluzione sociale europee.
[2]  http://en.wikipedia.org/wiki/Antony_C._Sutton.
[3]  https://archive.org/details/AmericasSecretEstablishmentOrderOfSkullbones, disponibile anche in altri formati, fra cui il pdf. Il riferimento è, in questa edizione in formato pdf, leggibile alle pp. 14-16 dell’ Introduzione del 2002.
[4] http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/0d/Great_Wave_off_Kanagawa2.jpg/1280px-Great_Wave_off_Kanagawa2.jpg.
[5]  “Ma di che rapidità stiamo parlando? Per quanto riguarda i combattimenti individuali, bisognerebbe pensare in termini di secondi. Per quanto riguarda le guerre tra nazioni, i termini di giorni. Se un combattimento dura più di un minuto tra singoli individui, o più di una settimana tra due nazioni, significa che è condotto in maniera sbagliata” (F. Lovret, L’Arte della strategia, Edizioni Mediterranee, Roma 2009, p. 85). A questo punto, ognuno potrà trarne le giuste inevitabili deduzioni a fronte di notizie ormai anche di cronaca politica mondiale... 

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