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venerdì 26 settembre 2014

ENRICO GALOPPINI: Siamo alla frutta, eppure... la frutta fa bene!





Un fatto di scarsa rilevanza ma significativo dell’attuale clima da “crisi” è accaduto a Piacenza, dove, stando a quanto riportato da alcuni giornali, il sindaco (del Pd) e l’assessore all’Istruzione, hanno deciso di sostituire, nelle locali scuole d’infanzia, le due merende di metà mattina e metà pomeriggio con della frutta. Ciò consente un risparmio di 40mila euro annui - affermano dal municipio - in nome della “revisione di spesa” (la “Spending Review”, ndr) che tutti, dallo Stato ai condomini, si affannano a rincorrere operando i “tagli” necessari per restare dentro i famosi ed assillanti parametri e limiti di spesa.
Qui non vogliamo entrare nel merito della politica piacentina perché non la conosciamo (tutti i partiti si faranno scudo dei bambini per inscenare la solita pretestuosa ed inconcludente polemica), ma una questione va sollevata perché è d’interesse generale.
Se la frutta va a sostituire le famigerate merendine, o comunque alimenti ricchi di carboidrati, grassi idrogenati e zuccheri, ciò non può che essere considerato positivamente.
I nostri bambini, intortati dalla pubblicità e mal educati dai genitori, s’ingozzano com’è noto di schifezze che in diversi casi provocano in essi un’obesità davvero ingiustificabile. La frutta – e specialmente quella consumata fuori dai pasti – fa bene, anzi benissimo. Punto e basta.
Senza arrivare agli estremismi dei “fruttariani”, tutti quanti dovremmo consumare diverse porzioni di frutta al giorno, possibilmente di stagione e biologica, per stare in salute.
Lo sanno benissimo dove sono “più indietro” di noi. In un Paese del Medio Oriente, ospite d’un convegno, m’è capitato di trovare, ad ogni intervallo e con mia grande sorpresa, delle montagne di frutta d’ogni genere. Persino all’aeroporto i convenuti erano stati deliziati da un buffet a base di frutta.
Poi si può discutere di tutto il resto. Che il provvedimento non venga preso a scopi salutistici; che si potrebbe “tagliare” altrove; che altri disservizi del sistema scolastico non vengono affrontati eccetera.
Ma la si smetta di trovare sempre un motivo per far polemica, anche quando – quasi sicuramente per scopi che esulano da una consapevolezza di come si dovrebbe vivere sanamente – il risultato di un provvedimento in “tempo di crisi” va, provvidenzialmente, nella direzione giusta.
Poi, a costo di diventare ossessivo, è opportuno ribadire che se “non ci sono i soldi”, di questo dobbiamo ringraziare chi ci ha progressivamente rinchiuso nella “gabbia” del cosiddetto debito, di cui l’euro – come abbiamo avuto modo di dire recensendo l’ultimo libro di Claudio Moffa – è lo strumento principale.
Ma non ci s’illuda che, mentre i politici “nazionali” fanno notoriamente orecchie da mercante (o non capiscono un tubo), quelli locali prendano atto del problema dei problemi. Continueranno a bisticciare per la “merendina”, ché quello è il loro orizzonte mentale oltre il quale altro non concepiscono.

Che dire, siamo alla frutta, senz’altro, ma almeno i bambini delle scuole dell’infanzia di Piacenza, anche grazie alla “crisi”, mangeranno più sano.

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