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mercoledì 28 maggio 2014

ANTONELLO CRESTI: Gli Area, gioia e rivoluzione di una musica radicale



Valerio D’Onofrio: Gli Area sono stati un gruppo unico negli anni settanta italiani, il loro tentativo di fondere pop, jazz, sperimentazione, musica popolare etnica, folk, per creare una musica che sia totale li rende “altra cosa” rispetto ai classici gruppi progressivi a cui vengono accostati. Ritieni che abbiano centrato l’obiettivo di tenere insieme musica, politica, arte e avanguardia?
Antonello Cresti: Recentemente gli Area sono stati insigniti del titolo “di miglior gruppo indipendente” italiano. In tempi in cui tale vocabolo è associato ad operazioni di pura autoreferenzialità questa scelta potrebbe sembrare persino irriverente; in realtà gli Area hanno perfettamente incarnato l’idea di indipendenza e dissidenza. Liberi da ogni rigido schematismo sonoro, indirizzati verso una idea di musica totale in maniera tanto netta da superare i pur mirabili tentativi di formazioni come i tedeschi Agitation Free o Embryo, che istintivamente mi verrebbe da associare a loro. Inoltre c’è la scelta di essere radicali nell’espressione creativa, come in quella concettuale. Musica estrema per gente estrema, saldando arte e creatività in maniera davvero impensabile nell’epoca in cui l’impegno o è scomparso o è affidato a baracconi circensi tipo “Live Aid”. In definitiva gli anni settanta in Italia hanno prodotto eccellenti gruppi ed artisti, ma direi che gli Area sono davvero il “gioiello nella corona” della nostra scena… La loro musica può sorprendere ascoltatori provenienti da ogni parte del mondo!
Valerio D’Onofrio: I classici gruppi progressivi sono, quasi sempre, politicamente disimpegnati. Come collochi invece gli Area, nel loro tempo, tra politica, protesta, anni di piombo, ecc.
Antonello Cresti: Come dicevo prima, negli anni, soprattutto a partire dal cosiddetto “riflusso”, l’idea di impegno in musica non è sparita, semplicemente ha finito di illustrare, rappresentare, un modo di essere, di vivere la vita. La musica radicale un tempo “impegnava” gli ascoltatori esattamente come poteva farlo l’analisi di un testo di Marcuse, poi è venuta l’epoca delle canzonette, dei bei sentimenti. Materiale talvolta anche ben congegnato, ma incapace di contribuire alla formazione di una gioventù ribelle. Dopo gli Area in Italia sono stati pochi a tentare una operazione simile: i CCCP probabilmente (anche se loro musica era ben più convenzionale di quella degli Area) e confesso, ascoltando l’ultimo album di Eugenio Finardi, di provare un brivido ascoltando testi tanto affilati ed antisistema…
Area
Area
Valerio D’Onofrio: Fondamentale per il successo degli Area è certamente la figura di Demetrio Stratos. Come vuoi ricordarlo e cosa rimane oggi di un personaggio tanto importante?
Antonello Cresti: Più che il primo Demetrio Stratos, dotato di enormi potenzialità vocali, ma ancora acerbo, una sorta di emulo di Tom Jones, direi che senza dubbio dobbiamo inchinarci di fronte al grande sperimentatore della voce, al “suonatore di corde vocali” che ha scoperto le enormi potenzialità del più intimo e insieme più misterioso degli strumenti. Lo Stratos che rimarrà nella storia è quello che rilegge il folklore greco in“Cometa Rossa” o in “Gerontocrazia”, quello di “Metrodora” e, soprattutto di“Cantare la Voce”, suo testamento artistico. Ma non dimentichiamo che il range espressivo di questo cantante era tanto ampio quanto sorprendente. Lo avete sentito interpretare Fats Domino e Jerry Lee Lewis in “Rock and Roll Exibition”?
Demetrio Stratos Area
Demetrio Stratos
Valerio D’Onofrio: Arbeit Macht Frei è considerato il loro album migliore. Cosa vuoi dirci del loro esordio e quali altri album vuoi segnalare?
Antonello Cresti: Forse il loro esordio è il lavoro più noto per la presenza della celeberrima “Luglio, Agosto, Settembre (Nero)”, ma direi che la loro visione è al suo massimo nel radicale “Caution Radiation Area”, nel più accessibile, ma denso di perle“Crac” e anche nel meno conosciuto “Gli Dei se ne vanno, gli arrabbiati restano”. La gamma espressiva affrontata è, come dicevamo, sorprendente, ed è interessante in ogni brano riuscire a districare ed analizzare le varie componenti presenti, dal jazz all’elettronica, dalla musica etnica al rock.
Gli Area oggi
Gli Area oggi
Valerio D’Onofrio: Oggi gli Area sono tornati in vari concerti dal vivo. E’ solo un revival o pensi abbiano ancora idee da comunicare alle nuove generazioni?
Antonello Cresti: Mi riesce difficile legare band come Area (o King Crimson, tanto per scomodare un nome estero) al concetto di revival. Avendo assistito ad alcuni recenti concerti degli Area ho apprezzato la re-invenzione del loro repertorio storico, godendo soprattutto l’apporto anarchico e tecnologico di Paolo Tofani. Certo, l’auspicio è che questi grandi musicisti si cimentino con nuova musica, fuori dalle pastoie fusion del loro “Tic Tac”. Gli Area hanno ancora tanto da dire…

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