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lunedì 26 maggio 2014

ANTONELLO CRESTI: Il popolo italiano consegna le chiavi di casa alla Troika



Mentre ovunque in Europa vincono le ragioni della protesta e della alternativa politica e culturale gli italiani ci dicono, quantomeno coloro che si sono recati a votare, che la crisi è immaginaria, che l’austerity è una manna per le famiglie e che, tanto per guardare allo scenario italiano, la sospensione dei diritti democratici dal Novembre 2011 a oggi (tre governi da allora NON eletti dal popolo) rappresenta l’apoteosi della libertà di una nazione ed anche una ricetta insuperabile per rilanciare lo sviluppo e l'equità sociale.
Si può naturalmente discutere se chi ha votato negli altri stati europei abbia affidato le chiavi dell’alternativa alle persone giuste, ed almeno in alcuni casi è piuttosto evidente che non è  stato così. Ma un segnale, anche se in maniera scomposta, è stato dato.
In Italia no e credo francamente che invece che scomodare le categorie della analisi politologica sia necessario fare riferimento alle tare storiche di un popolo che ama essere assoggettato, lamentarsi senza fare assolutamente nulla perché le cose cambino, un popolo soprattutto privo di slancio e di grandezza secondo cui il massimo principio, come insegnano i genitori borghesi ai propri figli, è “non farsi riconoscere e non dire cose sconvenienti”.
E’ dunque la vittoria di Matteo Renzi (una vittoria da noi pronosticata nel lontano 2012 quando il popolo mutante del PD l’aveva eletto a “male assoluto”), ma soprattutto è il vero trionfo della DC, intesa come mentalità di branco, come partito dell’impiegato Fantozzi che china la testa, magari inveisce con la moglie quando torna a casa, ma poi la nazionale vince una partita, gli si promette qualche cazzata oppure gli si danno 80 euro pre-elettorali (…) e tutto torna ad essere roseo. Vite inutili, prive di valore.
Gli effetti di questa mentalità perniciosa per chiunque voglia provare ad immaginare una vita  migliore saranno disastrosi non tanto sull’elettorato di ordine, la rediviva maggioranza silenziosa che si vergogna del proprio voto tanto da non confessarlo ai sondaggisti, quanto sull’eventuale spazio di alternativa. Per dirsela chiara chiara è facile immaginare che da oggi l’unico movimento che poteva incarnare, per numeri e forza, un nuovo paradigma politico, ossia il Movimento 5 Stelle sarà sottoposto ad un fuoco di fila che ne condannerà “estremismo, violenza, urla etc… etc…” indicando la via per uscire dall’impasse, ossia una normalizzazione, divenire una pacata coscienza critica della politica vecchio stampo, opzione che se fosse seguita dal movimento ne segnerebbe la fine politica immediata. Certo è vero che per un popolo di vigliacchi e servi capaci di consegnare la chiavi di casa in maniera così smaccata alla troika probabilmente sarebbe premiante vedere un M5S fare alleanze col PD, ma politicamente sarebbe la conclusione di un percorso.
Mi ero illuso, in questi giorni, vedendo decine di intellettuali (intellettuali, non pennivendoli di regime…), persone che si astenevano da lunghissimo tempo, impegnarsi per un voto al movimento guidato da Grillo, ma è facile adesso rendersi conto che questa era solo la dimostrazione che una politica portata avanti in maniera giustamente intransigente sia patrimonio solo di una minoranza.
Nanni Moretti nel fatto di trovarsi d’accordo con una minoranza amava crogiolarcisi ai tempi dell’ascesa berlusconiana, adesso cambierà certamente idea (sia pur con l’”odiato” Renzi), noi invece ritenevamo e riteniamo che un movimento di alternativa debba lottare per conquistare una egemonia. Ma questo deve avvenire senza lasciare indietro nulla delle proprie specificità e senza cadere nel trucco di diventare “utile idiota” al servizio del sistema come è capitato negli anni a miriadi di formazioni di sinistra come di destra.

Mentre l’Europa si risveglia ci attendono qui tempi durissimi, nessuno è più autorizzato a lamentarsi poiché ancora una volta gli italiani la testa dentro il cappio l’hanno messa di loro spontanea volontà. Per quelli come noi non resta che l’espatrio, sono troppe le battaglie perdute e gli anni di totale marginalità.

1 commento:

  1. Non è escluso, come da più parti paventato, che vi siano stati dei brogli, facili da commettere con i conteggi "elettronici". Non capisco a questo punto perché nessuno pianta una grana... alcune "rivoluzioni" colorate sono partite così. O forse capisco troppo bene: non c'è nessuna Potenza interessata alla sovversione dell'"ordine costituito" e che paghi perciò i "pacifici dimostranti"...

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