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domenica 18 maggio 2014

DUCCIO BRACCALONI: Shock addizionali per Firenze!



INTERVISTA A CURA DI: ANTONELLO CRESTI

La politica italiana? Un condominio di piattole e di piattume, di conformismo osceno, di pavidità. Ovunque. I marziani sono pochi. Ecco perché per me è una grande soddisfazione quando persone che so non appartenere a tale vuoto pneumatico tentano di portare le loro idee nell’agone politico. Duccio Braccaloni si candida al consiglio comunale di Firenze con SEL, lista alla quale il sottoscritto non ha risparmiato critiche durissime. Poiché però credo nelle persone, lo dico chiaramente, spero che Duccio entri nel Palazzo fiorentino e riesca ad increspare almeno un pelo d’acqua. E che si possa anche collaborare. Io ci sono e ci sarò.

-La sinistra italiana, e il caso fiorentino è esemplare in questo senso, pur disponendo talvolta di forze non disprezzabili, finisce sempre per tralasciare quella che dovrebbe essere la sua vocazione essenziale, ovverosia, per dirla con Preve "la passione durevole per l'anticapitalismo". Si sono spesso perse in discussioni salottiere le formazioni a sinistra del PD, e non fa certo eccezione anche SEL, con cui sei candidato. Pensi che il laboratorio che state tentando di creare attorno alla candidatura di un giovane come Tommaso Grassi possa essere un segnale nel senso che auspico?

R-La nascita di SEL è stata salutata da molti nel 2009 come un momento di speranza, c'era la convinzione che si potesse davvero recuperare un drammatico vuoto politico, ripartendo con un percorso nuovo, capace di superare biografie personali e lacerazioni passate. Anch'io, dopo un passato tra centri sociali, militanza nei Verdi e associazionismo vario, vi ho aderito con entusiasmo, ma oggi è chiaro a tutti che bisogna ricominciare ancora. A Firenze, intorno alla candidatura di Tommaso Grassi, in pochi mesi è successo un “miracolo”: si sono abbandonati caminetti e salotti, si è capito che non si poteva rimanere schiacciati e muti, incapaci di rispondere alla logica delle larghe intese e al populismo imperante. Oggi possiamo presentarci alla città con una coalizione che unisce tutte le recenti esperienze della sinistra fiorentina, con contributi e sostegni di tanti delusi del PD, di amici radicali ed ecologisti, del mondo del volontariato religioso, dell'associazionismo dei diritti civili e del sindacalismo di base. E finalmente tanti giovani. Per me, che mi sono battuto in tante assemblee per questa soluzione, è stata una grande soddisfazione, che vale al di là del risultato che otterremo. La strada per me è sempre quella di un soggetto politico ecologista e libertario, alternativo al moderno capitalismo, capace di riaccendere conflitti e che non affoghi in fittizie distinzioni tra una destra e una sinistra che in Europa ormai si contrappongono solo apparentemente.

-La tua è una figura eccentrica rispetto a quella del classico militante e sovente è capitato di imbattersi in ambienti underground che poco hanno a che spartire con il mondo politically correct. Firenze è soffocata dal conformismo: Renzi aveva dichiarato di voler smuovere la città dall’immobilismo che la contraddistingue, qualcosa ha fatto, ma sempre in un’ottica promozionale, senza cambi di paradigma. Una idea shock per Firenze?

R-In effetti, fin dai tempi delle riviste underground Argilla e Amanita, abbiamo condiviso la passione per luoghi, fisici o della mente, “altrove”. Mi ricordo tanti “compagni” storcere il naso davanti a pagine che presentavano proposte musicali e artistiche eccentriche, riflessioni che spaziavano da Alex Langer a Pasolini, da Aleister Crowley a Dalì a Melissa P! L'invito era, ed è, ad essere liberi, consapevoli che la forma acquista importanza solo quando mancano i contenuti. Lo stesso vale per Firenze, dove un personaggio come Renzi ha fatto carriera, e si è auto-eletto “a nuovo che avanza”  con tecniche di marketing degne di una pubblicità della Coca Cola anni '50.  Per Firenze di idee “shock” possono essercene tante: coltivare la cannabis per uso terapeutico nell’Istituto chimico farmaceutico militare, regalare il vecchio Teatro Comunale agli artigiani e agli artisti fiorentini invece che trasformarlo in un resort di lusso, fermare definitivamente il tunnel sotterraneo dell'Alta Velocità. Ma sono poi idee “shock” o di buon senso e praticabili? 

-Una battaglia alla quale sei legato è quella per l’ecologia. A mio avviso anche la filosofia ecologista, che potrebbe dare risposte importantissime nell’epoca postmoderna in cui ci troviamo, è spesso vissuta come un orpello e non come una visione complessiva. Perché non immaginare che Firenze possa divenire davvero un modello di sostenibilità, oltre l’ambientalismo sciatto e di facciata, mettendosi magari alla guida del movimento delle Transition Towns italiane? 

R-In Italia, tranne rare occasioni, una coscienza ecologica non si è mai affermata e spesso l'ambientalismo è visto esclusivamente, nel migliore dei casi, come tutela del paesaggio o, ancora peggio, come semplice pulizia delle strade: quante volte, ai tempi dei Verdi, tanti cittadini chiamavano in sede scambiandoci per Quadrifoglio! Di fronte ad una crisi economica e sociale sempre più grave, davanti alla consapevolezza che ormai siamo al collasso ambientale, la scelta logica e efficiente non può essere che quella di una “transizione” delle realtà urbane verso un uso consapevole dell'energia, dal risparmio all'auto-produzione, verso pratiche di condivisione, come gli orti urbani o i condomini solidali, verso il riciclo e il restauro di ciò che non usiamo più. E visto che impazza un dibattito a colpi di slogan sull'Euro, voglio ricordare la scelta sana di monete locali spendibili in negozi e attività di quartiere.

-Da decenni Firenze culturalmente parlando è un deserto, o non accade nulla oppure si fanno inutili operazioni spot, onerose e poco lungimiranti. Penso tra le infinite cose che Firenze è stata fucina delle più grandi riviste del ventesimo secolo. Perché non immaginare un rilancio delle editoria cartacea che parta proprio da questa città? Non sarebbe un bel modo per conciliare tradizione, comunicazione e cultura?

R-Firenze in questi anni a livello culturale è stata mortificata ed episodi come l'affitto di Ponte Vecchio per gli amanti delle Ferrari o i concertoni di MTV sono l'esempio di come siamo caduti in basso. La nostra città cela ancora realtà artistiche validissime, ma sono costrette all'invisibilità senza le amicizie giuste. Così come si è assistito ad una vera e propria strage di librerie: Le Monnier, il Porcellino, la Martelli, la Edison, la piccola libreria del cinema in via Cavour, la libreria Parterre dello Stensen, vittime di una modernità fatta di centri commerciali e supporti elettronici. Di fronte ad una globalizzazione cattiva una risposta locale non può che essere il rilancio di produzioni di qualità. E questo vale certamente anche per l'editoria cartacea: chi ha detto che è destinata a scomparire? Anni fa si davano per morti i supporti fisici per la musica ed ora si assiste al ritorno dei cari e vecchi vinili e di negozi musicali specializzati! Tutto però è legato, se chiudono le librerie e si riduce lo spazio sugli scaffali, si riduce il mercato dei libri, e viceversa.

-Puntare sulla qualità gioverebbe anche al turismo che è indubbio volano della città toscana. Una idea shock anche in questo ambito?

R-Da troppo tempo Firenze punta tutto e quasi esclusivamente sul turismo. La proliferazione di camere e appartamenti in affitto, di paninerie e pizzerie take away, di strade che sembrano sempre più shops aeroportuali, ha svuotato il centro storico e aumentato le difficoltà per i servizi e per la qualità dell'ambiente. Una città sempre più usa e getta con prezzi insostenibili. In futuro dovremo invece puntare su una seria programmazione della mobilità e degli spazi delle città, decentrando  i luoghi d'interesse sul territorio, in un giusto rapporto con le esigenze dei residenti. E il futuro passerà anche dalla valorizzazione delle nostre ricchezze come l'Accademia delle Belle Arti, il Conservatorio, la Biblioteca Nazionale e l'Opificio delle Pietre Dure, senza dimenticare le Università, comprese quelle straniere. Quanti ragazze e ragazzi soggiornano a Firenze per lunghi periodi senza lasciarvi tracce tangibili? Sarebbe bello “invitarli” a rimanere e contribuire a un nuovo Rinascimento fiorentino! E certo è assurdo il totale disinteresse per l'arte contemporanea che potrebbe trovare casa in luoghi abbandonati come il Parco di San Salvi o l'ex Meccano Tessile... qualcuno ricorda la Venere Biomeccanica? 


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