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venerdì 23 maggio 2014

ENRICO GALOPPINI: Cinque Stelle, ecco cosa fare dopo la vittoria.



Se c’è un obiettivo che un movimento politico “alternativo” dovrebbe perseguire sempre e comunque è quello della presa del potere.
In Italia sono decenni che nascono partitini di “estrema sinistra” e di “estrema destra” che a parole spaccano il mondo, ma poi – incapaci di attirare un consenso significativo -  si alleano regolarmente coi carrozzoni dei partiti maggiori della medesima area ideologica.
Non sono poi mancate proposte politiche che sembravano rappresentare “il nuovo che avanza” ma che, dopo un lusinghiero risultato, sono sparite nel giro di qualche anno (penso all’“Italia dei Valori”, letteralmente volatilizzatosi). Oppure movimenti che si sono sempre fatti vanto del fatto di starsene fuori dal “palazzo”, autoconvincendosi così della propria purezza mai messa al vaglio della prova dei fatti.
Ma stavolta non sembra la solita storia, perché il Movimento Cinque Stelle sta dicendo chiaramente di voler governare, e per giunta senza fare alleanze ed “inciuci”. Si ascolti per esempio l’ottavo minuto di quest’intervista di Enrico Mentana ad Alessandro Di Battista:https://www.youtube.com/watch?v=BEShWhuw4mw&
Di Battista ripete due volte: “Ci credo proprio che andiamo al governo!”
L’ha sparata grossa? Gliene si può fare una colpa? Lo si può accusare d’essere un illuso?
Solo chi non ha capito in quale grave situazione siamo può ancora pensare cose del genere.
Ma se un governo pentastellato sta nei destini di questa Nazione, mi permetto di ricordare ai futuri governanti che, al di là delle “tre cose che faremo subito” (reddito di cittadinanza, legge anticorruzione, legge sul conflitto d’interessi), ve ne sono altre, molto più urgenti ed importanti, per rimettere, come si suol dire, “il bamboccio in piedi”.

Ovviamente capisco benissimo che, una volta al governo, non si può partire immediatamente con una terapia d’urto, e che determinate epocali “riforme” hanno bisogno di essere ben preparate per non trovarsi ad affrontare problemi ancor peggiori.
Ma quello che segue è ciò che un governo finalmente italiano deve fare:
1)    Ristabilire la sovranità monetaria dello Stato, unico emettitore di una moneta dei cittadini esente da “debito”. Abolizione, in ogni forma, del prestito ad interesse, fonte d’ogni sciagura economica, sociale e politica. Lo Stato – fermo restando il valore della libera intrapresa quale elemento di elevazione della persona umana – deve essere posto di nuovo al centro dell’attività economica e bancaria.
2)    Ripristinare la completa sovranità sull’intero territorio nazionale, con immediata rescissione delle “alleanze” imposteci dopo la nostra sconfitta militare del 1945. Smantellamento, quindi, di tutte le basi Usa e Nato presenti in Italia. Simultaneo stabilimento di nuove alleanze strategiche con tutti quegli Stati parimenti impegnati nella lotta allo strapotere occidentale e al suo modello di “civiltà” distruttore di ogni identità, ogni differenza ed ogni elemento qualitativo.
Questi sono i primi due essenziali passaggi, che logicamente preparano il riordino degli altri settori che attualmente languono in una crisi spaventosa che non può che peggiorare se non s’interviene al più presto.
Tanto per fare un esempio, con la sovranità monetaria viene finalmente a godere di rinnovata salute sia l’imprenditoria pubblica e privata che la capacità di spesa delle famiglie italiane, le quali oltretutto cesserebbero di essere vessate da una fiscalità senza senso perché l’odierna tassazione è giustificata – si fa per dire – solo dal perverso meccanismo d’indebitamento dello Stato che è costretto a farsi prestare i soldi dai “signori del denaro”!
Una buona idea, capace di produrre un beneficio per la comunità, non andrebbe subito a morire come accade oggi perché “non ci sono i soldi”: lo Stato se ne farebbe garante e sostenitore proprio perché detentore della sovranità monetaria.
Ma facciamo anche un altro esempio facile da capire. Con la sovranità territoriale e la libertà di allearci con chi vogliamo, verrebbe inoltre risolto l’altro atavico problema italiano, ovvero quello del nostro coinvolgimento nella sistematica ed essenziale (per gli occidentali) serie di aggressioni a mano armata in giro per il mondo. Oltre a ciò, la perdita della “colonia-Italia” sia come fornitrice di truppe cammellate, sia come base da cui sferrare attacchi nel Mediterraneo ed oltre, minerebbe alle fondamenta la capacità d’azione militare dei nostri attuali padroni.
Dunque, ripristinati i due classici capisaldi della sovranità, l’Italia sarebbe finalmente libera dall’influenza nefasta di tutte quelle centrali della dissoluzione e dell’essere umano e della nostra comunità, sotto ogni punto di vista, quali sembrano piuttosto chiare nella mente di quelli che ancora qualche ritardatario chiama con aria di sufficienza “i grillini”.
Sotto quest’aspetto, l’intervento in aula della parlamentare del Movimento Cinque Stelle Tiziana Ciprini, di appena sei giorni fa, è letteralmente musica per le orecchie:https://www.youtube.com/watch?v=UVXb5w3cluI [1]
Certo, Lorsignori pensavano di aver definitivamente azzerato – coi loro media e i loro lacché infilati ovunque – ogni capacità di resistenza, anche solo critica, da parte di questa Nazione.
Invece no, ed è bene che se lo ficchino bene in testa.
Ma se il movimento guidato da Beppe Grillo, giunto al governo, continuasse a cincischiare con questioni di secondaria importanza come le “diarie” e i “rimborsi elettorali”, per non parlare dell’assurdo ed inapplicabile pseudo-principio per cui “uno vale uno”, è altrettanto bene porsi sin d’ora il problema di far emergere, da questa medesima Nazione italiana, una forza che al primo posto della sua azione politica ponga i predetti elementi costitutivi di ogni sovranità, libertà ed indipendenza.
Grillo afferma sovente che se non ci fosse stato il Cinque Stelle oggi avremmo “il fascismo”. Ma l’Italia fascista - stabilito che stiamo parlando di una realtà di quasi un secolo fa e che il “fascismo”, più che un’ideologia, è una prassi – non era un Paese succube degli stranieri, né della finanza apolide. Anzi, era all’avanguardia in ogni campo ed erano gli altri a guardare a noi come ad un modello cui ispirarsi.
Per farla breve, ai Cinque Stelle, che per molti aspetti ammiro e riscuotono la mia simpatia, dico questo: chiamate le cose come volete, ma non scambiate la sostanza con la facciata. Se negli anni Venti e Trenta le chiavi di casa le avevamo noi, e pure i nostri soldi non dovevamo implorarli ad una tipografia camuffata da istituto d’emissione; se, insomma, dello “spread” ce ne potevamo tranquillamente fregare e le cose da fare si facevano, alla svelta, e pure con un avanzo di cassa (le famose bonifiche, tanto per dirne una), un motivo ci sarà.
Quindi, prima di esaltarsi per una “questione morale” posta a suo tempo dal PCI berlingueriano (o berlinguer-innegato?), che risuona di continuo nei comizi del Cinque Stelle come se si trattasse della pietra angolare d’ogni buona azione politica, ci s’interroghi se, piuttosto, una Nazione libera, indipendente e sovrana non sia invece il risultato di un sistema che, lungi dal considerare “tutti uguali”, premia le eccellenze e fa in modo che queste si adoperino, oltre che per la loro soddisfazione personale, per il bene comune e l’interesse nazionale.
Altrimenti, esiste il concreto rischio che ad una pagina nera della nostra storia vada ad aggiungersene un’altra: la farsa, dopo la tragedia, di una sorta di “Repubblica giacobina” che, in un’orgia di “processi popolari” di cui quello “in rete” che si profila è solo l’antipasto, darà solo l’illusione di una vera “rivoluzione” ad un’Italia che, forte della sua storia e della sua civiltà millenarie, non meriterebbe l’ennesima presa in giro.






[1] La trascrizione si trova da p. 37 (in fondo) a p. 40 (in cima) di questo documento tratto dal sito della Camera dei Deputati:
http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0229&tipo=stenografico#sed0229.stenografico.tit00060.sub00010.int00250

fonte: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48503

sabato 1 marzo 2014

STEFANO ZECCHINELLI: Il neofascismo zerbino degli interessi NATO




'Ho visto quello che ha fatto di un grande paese civilizzato. La mia testimonianza è esente da ogni sciovinismo. Non mi sentirete mai dire, come si è invece si è mormorato perfino tra le nostra fila socialiste, qui in Francia: 
Tutto questo è arrivato… perché questi sono i tedeschi'' Daniel Guerin

  1. Il bravo studioso di sette politiche, Miguel Martinez, in un suo recente articolo (‘’Un sondaggio sulle destre populiste europee’’) ha preso in considerazione – molto bene, come al solito – l’adesione, di massa, ai movimenti neo-fascisti europei. Martinez sottolinea, prima di tutto, il carattere ‘’fallaciano’’ (dallo pseudo-pensiero di Oriana Fallaci) di questi movimenti; tutti filo-occidentalisti, filo-americani e soprattutto vicini al Sionismo. Lo studio della Open Society di Soros – ripreso da Martinez - non ha preso in considerazione i movimenti che si richiamano direttamente al ‘’fascismo storico’’, ma io penso che si possono trovare dei minimi comuni denominatori che rendono simili questi movimenti. In questo testo spero, allora, di rompere il vecchio mito che vede il fascismo – e di conseguenza il neo-fascismo – come contrapposto all’americanismo, e, soprattutto al Sionismo. Tutt’altro, io procedo con metodo molto diverso, per me imperialismo Usa (e sionista) e fascismo camminano a braccetto, si equivalgono. Ora presenterò degli argomenti razionali per provare ciò.
2. I regimi fascismi sono stati, prima di tutto, un paradiso per tutti i grandi borghesi dell’epoca. Erano dei regimi senza sindacati, senza libere associazioni dei lavoratori, senza comunisti e socialisti; insomma le imprese nazionali e multinazionali, potevano trattare i lavoratori come carne da macello. Gli Usa si misero in prima linea e fecero grandi affari con i nazisti; Henri Ford divenne addirittura amico personale di Hitler che, per il suo settantacinquesimo compleanno, lo insignì della Gran Croce del Supremo Ordine dell’Aquila Tedesca, per l’impegno di Ford nel rafforzare l’esercito del Reich. Anche il Sionismo non si risparmiò in elogi verso l’hitlerismo. Vladimir Jabotinsky, fondatore del Partito revisionista ebraico, elogiò il nazionalismo tedesco, firmando nel 1933 un accordo (che metteva insieme svastica e stella di Davide) il quale prevedeva la collaborazione fra Gestapo e movimento sionista. Nel 1934 Mussolini fece addestrare 134 militanti del movimento sionista. E’ molto taciuto che il Mossad o meglio la Gestapo sionista in tutte le sue forme (Shin Bet, Shabak, Mossad) usa lo slogan dei fascisti ‘’credere, obbedire e combattere!’’; insomma, assassini che al pari della Gestapo nazista operano in tutto il mondo e, per lo più, protetti dalla CIA.
I fascisti hanno dato una lezione all’imperialismo Usa proprio per ciò che inerisce la struttura dei servizi segreti. Il teorico marxista Daniel Guerin, il più rigoroso (e preparato) studioso del fascismo scriveva:

‘’Infatti il fascismo ha portato al più alto grado di perfezionamento i metodi di repressione poliziesca in uno negli Stati moderno e ha trasformato la polizia politica in una vera e propria organizzazione scientifica. L’Ovra italiana e la Gestapo tedesca, veri Stati nello Stato, dispongono di ramificazioni in tutte le classi della società, di enormi risorse finanziarie e materiali e di un potere enorme, per cui sono in grado di annientare, letteralmente e sul nascere, ogni velleità d’opposizione che possa manifestarsi’’ (Daniel Guerin ‘’Fascismo e gran capitale’’, Ed. Massari 1994).

Questo è quello che scrive Guerin nel 1935; quelle parole devono essere confrontate con queste del teorico marxista, James Petras, che così descrive la struttura dello Stato americano nel 2003, prima della guerra all’Irak, aggressione di chiaro stampo neo-imperialistico:

‘’Il direttore della CIA, Tenant, è diventato il capro espiatorio consenziente di tali errori. Con il procedere delle inchieste, la testimonianza di autorevoli fonti del regime ha messo successivamente in luce l’esistenza di due diversi tipi di strategie politiche e di due diverse categorie di consiglieri: una struttura formale, composta di affermati professionisti del Pentagono e del Dipartimento di Stato; e una struttura parallela, composta da rappresentanti politici’’ (James Petras ‘’Usa: padroni o servi del Sionismo?’’, Ed. Zambon 2007).

Non è un caso che già l’OSS (i servizi segreti Usa, prima della CIA) con posero le basi per il Progetto Paperclip. Questo progetto iniziò nei primi anni ’50 (quindi in piena guerra fredda) e consistette nell’importazione negli Stati Uniti, dai primi anni ’50 ai primi anni ’70, di ventimila tecnici, con tutte le loro famiglie. Che dire? Gli Stati Uniti ed Istraele hanno riciclato gli apparati repressivi della Germania nazista, questa è la verità.

3. Ovviamente ci sono altri eminenti esempi storici. In Svezia i britannici infiltrarono 1.500 uomini delle Waffen SS, in funzione anti-sovietica, sotto la guida del colonnello Osis. L’operazione fallì perché a Norimberga le Waffen SS furono definite una ‘’organizzazione criminale’’, allora questi agenti furono trasferiti ad Amburgo, nella zona sotto il controllo inglese, per essere arruolati dall’M16 nell’Operazione Jungle. I migliori elementi furono poi mandati in Gran Bretagna e Stati Uniti.
In Ucraina, invece, i vecchi vlasoviti assumono nuove vesti. La ‘’rivoluzione arancione’’ ha visto la partecipazione di formazioni ideologicamente neo-fasciste; una di queste è ‘’Nostra Ucraina’’ che ha unito il ‘’Congresso dei nazionalisti ucraini’’ e il ‘’Partito pan-ucraino’’. Neo-nazisti che combattono per la CIA, come i nazionalisti croati e quelli georgiani, storia già vista.
Lo stesso MSI (in Italia) fu un contenitore delle forze anti-comuniste e un prezioso strumento dell’imperialismo. Oltre venti anni prima che Fini definì il fascismo ‘’male assoluto’’, il nazista Caradonna si recò in Israele a rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto. L’editore Ciarrapico pubblicò, nel 1970, ‘’Lo Stato ebraico’’ di Theodor Herzl, definito grande uomo di destra. E cosa dire degli elogi che Almirante – immondo burattino – fece a Pinochet, Videla, Salazar, i colonnelli greci; tutti marionette della CIA. Insomma difficile non fare un primo bilancio.

4. Fatta queste breve introduzione, voglio inquadrare alcuni movimenti neo-fascisti italiani e dimostrare la loro stretta parentela con i neo-conservatori americani. Avanti, fallaciani di centro-destra e fallaciani di destra, giusto per capirci.

5. Il segretario del Partito nazionalista italiano, Gaetano Saya, qualche tempo fa scrisse questo interessante comunicato:

“Dio benedica George W. Bush
Dio benedica gli Stati Uniti d’America
Il male sceso tra noi trova in uomini come George Bush in America,
in uomini come Gaetano Saya in Italia, un baluardo inespugnabile.
Uomini timorati di Dio, uomini duri e puri che illuminati
per volontà Divina, sono scesi nella valle oscura della morte
per difendere la Fede Giudeo Cristiana e l’Occidente.
Il bene che questi uomini rappresentano sconfiggerà l’Anticristo.
Dio è con loro
Il male verrà ricacciato dagli inferi da cui è uscito’’.

Saya – vecchio portaborse di Spadolini – è stato definito in modo troppo frettoloso fascista ed antidemocratico. Il personaggio in questione – e questo vale per tutto il neo-fascismo – è fascista, sicuramente, nei termini dettati da Brecht ‘’se mai ci sarà un fascismo americano, sarà un fascismo democratico’’, ma poi bisogna cogliere il carattere occidentalista (e filo-americano) del suo neo-fascismo.
Sembra inutile perdersi dietro un simile buffone, ma forse, partire da questo personaggio è il modo migliore per inquadrare il problema.
Negli anni ’80, il neo-conservatore Daniel Pipes, si trasferirà a Filadelfia dove assunse la direzione dell’Istituto di Politica Estera. Pubblicherà nel primo numero il manifesto di Strausz-Hupè:The Balance of Tomorrow, dove si legge:

‘’ L’Ordine mondiale che si profila , sarà quello dell’impero universale americano? Dovrà essere così, nella misura in cui recherà impresso il marchio dello spirito americano. L’ordine che si avvicina costituirà l’ultima tappa di una transizione storica e porrà fine al periodo rivoluzionario di questo secolo’’.

Però, un Saya colto, ma sempre un Saya !!! Dunque il carattere messianico dell’ideologia mette insieme neo-fascismo e neo-conservatorismo. Primo passo compiuto, vediamo qualche altro aspetto.
Ecco un’altra sparata di Saya:

‘’ Molti ci chiamano Fascisti, noi non siamo Fascisti; noi siamola Destra, dura, pura e conservatore, Istituzionale e Costituzionale, Repubblicana e Democratica. In quest’ottica ci siamo schierati senza esitazioni ed incondizionatamente accanto agli Stati Uniti d’America e ad Israele ed insieme ai fratelli Americani e ai fratelli Ebrei ci siamo eretti a baluardo contro il male: il Terrorismo Islamico’’.

Quindi abbiamo un ‘’male assoluto’’: il terrorismo islamico. Molto interessante, è bene fare qualche ulteriore riflessione.
Daniel Pipes è l’inventore del ‘’non concetto’’ di ‘’nuovo antisemitismo’’. Pipes equipara antisionismo ed antisemitismo, e bolla le organizzazioni filo-palestinesi come ‘’militanti dell’Islam’’. Inoltre sostiene la ‘’teoria del complotto’’ islamico contro il mondo occidentale e i suoi valori. Da Pipes a Saya, ma cerchiamo altri rifermenti nella destra italiana.
Leggete un po’ cosa scrive Marcello Veneziani:

‘’ Provo a dare una spiegazione: l’islam fanatico ha bisogno di un nemico per compattare i suoi credenti e richiamare sotto le bandiere feroci di Al Qaida i popoli che si ispirano ad Allah. L’America è stata finora il Nemico Principale, ma ora è caduto in sonno perché Obama non è Bush, e per i fanatici è importante che il Nemico abbia anche un volto e un nome. Al di là delle dicerie sulla sua matrice islamica, il colore della pelle e la provenienza etnica di Obama, e il suo legame più labile con Israele, lo rendono meno indigesto agli arabi e agli islamici tutti. Di conseguenza la Cristianità assurge a Nemico Simbolico, vista come la Religione dell’Occidente; di conseguenza le popolazioni arabe, egiziane, pachistane, sudanesi o egiziane che seguono la religione cristiana sono considerate traditrici. Intelligenza col Nemico, la cristianità come veicolo di occidentalizzazione’’ (Marcello Veneziani ‘’Non più Occidente, l’Islam adesso punta ai cristiani’’, da Centro-Destra, 4 gennaio 2011).

Veneziani non sa che Al Qaeda è stata creata dagli Usa contro la sinistra araba, ma non fa nulla, questa non è la cosa più sciocca che ha detto.
I non concetti sono almeno tre: 1) nemico principale; 2) scontro di valori/civiltà; 3) male assoluto.
Il ‘’non concetto’’ di ‘’nemico principale’’ Veneziani lo riprende, e del resto anche molto male, da Carl Schmitt (e in Schmitt, teorico politico di prima grandezza, era un Concetto portante). Prendo la ‘’Teoria del partigiano’’, di Schmitt, e riporto due passi significativi:

‘’Colui che è stato privato di ogni diritto cerca il suo diritto nell’inimicizia. In essa egli trova il senso del suo agire e il senso del diritto, dopo che si è rotto il guscio di protezione e di ubbidienza all’interno del quale aveva abituato fino a quel momento, dopo che si è dilacerato quel tessuto normativo della legalità dal quale poteva aspettarsi diritto e protezione giuridica’’ (Carl Schmitt ‘’Teoria del partigiano’’, Ed. Adelphi 2005).

E poco più avanti:

‘’E’ stata una grande disgrazia, perché con quelle limitazioni della guerra l’umanità europea era pervenuta a qualcosa di straordinario: la rinuncia alla criminalizzazione del nemico e dunque dell’inimicizia, la negazione dell’inimicizia assoluta. Ed è davvero qualcosa di straordinario, un segno di incredibile umanità portare gli uomini a rinunciare alla discriminazione e alla diffamazione dei loro nemici’’ (Ibidem).

Quando Schmitt scriveva queste cose aveva come riferimento gli Stati assoluti dell’ ‘800 e in particolare il nuovo ordine stabilito dal Congresso di Vienna. L’ordine di Schmitt equivale ad una cooperazione fra Stati, seppur assoluti, mentre il discorso cambia quando un giovane teorico neo-conservatore, Henri Kissinger, riprende queste teorie ed iniziò a parlare, sempre ispirandosi al Congresso di Vienna, di ‘’equilibrio delle forze’’. Il nuovo ordine di Kissinger non è altro che la globalizzazione della Dottrina Monroe, quindi il passaggio da ‘’l’America agli americani’’ al ‘’mondo agli americani’’. Si ritorna al delirio di Saya, sublimato da Veneziani in una versione più colta.
Fissiamo questi due concetti che apparentano il neo-fascismo al neo-conservatorismo americano e al revisionismo ebraico: 1) Carattere Messianico della Ideologia Occidentale; 2) Equivalenza del Cristianesimo con l’Occidentalismo (e conseguente espulsione del grecismo).
Abbiamo un primo identikit, che potrebbe valere per la Lega Nord(altra organizzazione di destra populista) e per la Fiamma Tricolore, organizzazione politica con cui il Partito nazionalista è imparentato. Riporto un ulteriore esempio.

7. Piero Puschiavo, ideologo di ‘’La Destra’’ organizzazione politica che fa capo a Francesco Storace, a riguardo degli scontri di questa estate nella periferia di Londra, scrive queste cose:

‘’ Le violenze e le devastazioni, perpetrate dai giovani dei gruppi etnici allogeni (cittadini britannici o meno) dimostrano ancora una volta quello che noi abbiamo sempre sostenuto. Esse dimostrano che l’immigrazione di massa, il multiculturalismo e l’integrazionismo sono falliti e che enormi danni sono stati arrecati alla convivenza sociale, all’economia e alla sicurezza interna.
Esse dimostrano che una società si può reggere unicamente sul senso comunitario derivante dalla comune identità etnica, linguistica e culturale dei propri cittadini. Esse dimostrano che il destino di una società multiculturale, che rinuncia all’identità in nome della libera circolazione della forza lavoro e del consumismo di massa, è la “guerra di tutti contro tutti” e il disfacimento finale. Esse dimostrano che lo Stato non può mostrarsi debole nei confronti di chi vive alle sue spalle e disprezza le sue leggi. Per questo motivo, ti porto la mia solidarietà e del movimento “Progetto Nazionale” che rappresento, per i fatti dolorosi che stanno colpendo la tua Patria.
Come Nazionalisti Italiani, siamo vicini ai Nazionalisti Britannici, al British National Party e al popolo britannico’’.

Intanto segnalo che il British National Party è una organizzazione islamofobica che si sta avvicinando all’archeo-futurismo francese, giusto per inquadrare le tendenze culturali. Comunque questo pezzo deve essere letteralmente decostruito:

1) Le violenze e le devastazioni, perpetrate dai giovani dei gruppi etnici allogeni (cittadini britannici o meno) dimostrano ancora una volta quello che noi abbiamo sempre sostenuto. Esse dimostrano che l’immigrazione di massa, il multiculturalismo e l’integrazionismo sono falliti e che enormi danni sono stati arrecati alla convivenza sociale, all’economia e alla sicurezza interna.

E’ interessante rilevare come chi è a favore dell’imperialismo (ops, globalizzazione!!!) sia contro l’immigrazione. L’imperialismo si basa sull’esportazione di capitale finanziario, la deindustrializzazione degli Stati sovrani (le potenze imperialistiche che schiacciano i piccoli Stati, come spiegava Lenin) ed allora alle borghesie imperialistiche interessa che da quei Paesi non fugga via la ‘’merce forza-lavoro’’. In ciò i Partiti neo-fascisti sono dei veri alfieri del peggiore neo-liberismo frenato; si presentano con una retorica populistica e spostano l’attenzione dalle problematiche sociali (che, invece, riguardano tutti, lavoratori immigrati ed autoctoni) a quelli etnico-razziali (che in realtà non esistono).

2) Esse dimostrano che una società si può reggere unicamente sul senso comunitario derivante dalla comune identità etnica, linguistica e culturale dei propri cittadini. Esse dimostrano che il destino di una società multiculturale, che rinuncia all’identità in nome della libera circolazione della forza lavoro e del consumismo di massa, è la “guerra di tutti contro tutti” e il disfacimento finale. Esse dimostrano che lo Stato non può mostrarsi debole nei confronti di chi vive alle sue spalle e disprezza le sue leggi. Per questo motivo, ti porto la mia solidarietà e del movimento “Progetto Nazionale” che rappresento, per i fatti dolorosi che stanno colpendo la tua Patria.

Pier Paolo Pasolini diceva che ‘’il razzismo è un odio di classe inconscio’’. In regime capitalistico un manager dove va, va, resta sempre tale, mentre, nell’epoca degli Stati feudali, se un marchese dalla Francia si spostava in Spagna, perdeva il titolo nobiliare. Le comunità sono tali solo se sono portatrici di coesione sociale, di uguaglianza e di solidarietà; questa comunità su basi etniche è una scimmiottata dei deliri del nazista Evola.
James Connolly, rivoluzionario comunista e patriota irlandese, diceva che l’amor di Patria è vero solo se si traduce nella lotta per il socialismo, e quindi nella eliminazione della povertà, e, oltretutto, il vero patriota combatte per fare del suo Paese una avanguardia nella lotta al colonialismo.
Il fascista che su scrive, canta, insieme alla CIA, almeno due cose importanti:1) le problematiche sociali devono essere messe da parte (tradotto, Conservazione dei rapporti sociali); 2) l’elemento razziale passa in primo piano e diventa il cavallo di battaglia delle politiche nazionali (tradotto: 1)l’imperialismo significa Patria Grande, ops Grande Israele; 2) ai sottoproletari non resta che la guerra nelle periferie).
Insomma la NATO ringrazia e sgancia le sue bombe al fosforo.
I partiti di estrema destra europei, di stampo neo-fascista, aderenti a questo progetto aberrante sono:

Bloc Identitaire (Francia), British National Party (UK), CasaPound Italia (Italia), Dansk Folkeparti (Danimarca), English Defence League(UK), Front National (Francia), Partij voor de Vrijheid (PVV, Olanda),Die Freiheit (Germania), Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ, Austria),Fremskrittspartiet (Norvegia), Lega Nord (Italia), Perussuomalaiset(Finlandia), Sverigedemokraterna (Svezia) e Vlaams Belang (Belgio).

P.S. Si tratta di movimenti presenti nello studio che Miguel Martinez ha preso in esame e che su ho citato.

8. Un ultimo riferimento voglio farlo al movimento neo-nazista brasiliano di ‘’Tradizione, famiglia, proprietà’’ e alla sua sezione italiana: Alleanza Cattolica.
Il filosofo di riferimento di questo movimento neo-nazista, finanziato da CIA ed Opus Dei, è Plinio Correa de Oliveira. Questo filosofo aristocratico, un aristocratico vicino ai narcotrafficanti per capirci (e che ci si aspettava da un aristocratico!), come tutti i creatori di sette, considera la sua organizzazione una estensione del suo ‘’Ego’’. Ed ecco che abbiamo litanie dedicate alla defunta madre:


LITANIE DI DONNA LUCILIA
Kyrie, eleison. 
Christe, eleison. 
Kyrie, eleison. 
Christe, audi nos. 
Christe, exaudi nos. 
Pater de coelis, Deus, miserere nobis. 
Filii, Redemptor mundi, Deus, miserere nobis. 
Spiritus Sancte, Deus, miserere nobis. 
Sancta Trinitas, unus Deus, miserere nobis.
 
Donna Lucilia, prega per noi. 
Madre del Sig. Dr. Plinio, prega per noi. 
Madre del Dottore della Chiesa, prega per noi. 
Madre del nostro Padre, prega per noi. 
Madre dell'Ineffabile, prega per noi. 
Madre di noi tutti, prega per noi. 
Madre dei secoli futuri, prega per noi. 
Madre del Principio assiologico, prega per noi. 
Madre del Carattere di Sintesi, prega per noi. 
Madre purissima, prega per noi. 
Madre della Trans-sfera, prega per noi. 
Madre della Serietà, prega per noi. 
Madre della Contro-Rivoluzione, prega per noi. 
Restauratrice dei Caratteri, prega per noi. 
Fonte della Luce, prega per noi. 
Generatrice dell'Innocenza, prega per noi. 
Conservatrice dell'Innocenza, prega per noi. 
Consolatrice del Sig. Dr. Plinio, prega per noi. 
Mediatrice del Grand Retour, prega per noi. 
Mediatrice di tutte le nostre grazie, prega per noi. 
Aurora del Regno di Maria, prega per noi. 
Donna Lucilia del Sorriso, prega per noi. 
Donna Lucilia delle Visioni, prega per noi. 
Fiore più bello di tutti, prega per noi. 
Refugium nostrum, prega per noi. 
Consolatrix nostra, prega per noi. 
Auxilium nostrum nella "Bagarre", prega per noi. 
Causa della nostra perseveranza, prega per noi. 
Vaso di logica, prega per noi. 
Vaso di Metafisica, prega per noi. 
Martire dell'isolamento, prega per noi. 
Regina della sofferenza serena, prega per noi. 
Regina dell'amabilità, prega per noi. 
Regina della Serenità, prega per noi. 
Donna Lucilia, Madre e Signora nostra, aiutaci [27]. 
Donna Lucilia, nostra più grande mediatrice presso la Madonna, aiutaci.
V) Prega per noi, Madre del Dottore della Chiesa. 
R) Affinché siamo fatti degni delle promesse del Sig. Dr. Plinio.

Davvero molto divertente, ed ancora più divertenti gli idioti che gli vanno dietro. La cosa grave è che per questi neo-fascisti al soldo della CIA la religione diventa uno strumento necessario per creare disgregazione sociale. Capiamoci, cristianamente parlando, Plinnio Correa de Oliveira – e il suo guru italiota, Massimo Introvigne – è un ateo devoto, infatti il reazionario brasiliano scrive:

'’ La lotta fra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione è una lotta che, nella sua essenza, è religiosa […]. È facile vedere la parte della Madonna nella lotta fra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione […]. Maria è la Mediatrice Universale, è il canale attraverso il quale passano tutte le grazie. Pertanto, il suo aiuto è indispensabile perché non vi sia Rivoluzione, o perché questa sia vinta dalla Contro-Rivoluzione […]. La devozione a Maria è condizione sine qua non perché la Rivoluzione sia schiacciata, perché vinca la Contro-Rivoluzione" 

"La Rivoluzione non è frutto della semplice malizia umana. Quest'ultima apre le porte al demonio, dal quale si lascia eccitare, esacerbare e dirigere […]. La parte del demonio nell'esplosione della Rivoluzione è stata enorme’’. ("La devozione mariana e l'apostolato contro-rivoluzionario", in Cristianità, nov.- dic. 1995, p. 9 ss.)


Un vero insieme di cialtronate! Uno sputo in faccia a quel grande rivoluzionario che si chiamava Gesù Cristo. La religione conferisce all’Occidentalismo il suo carattere messianico, ed allora la matrice ideologica delle guerre imperialistiche è pronta, nulla altro da dire. Questo mette insieme Storace, Saya, Le Pen, Pipes, Kissinger e per finire questo imbecille carioca con il suo pappagallo italiota, Massimo Introvigne. Inizierei, per ora, con l’inchiodare il neo-fascismo in questi due punti fondamentali:


1)   L’imperialismo si serve dei Partiti neo-fascisti (e di estrema destra in genere) per dare un diversivo, su cui scaricare la loro rabbia, alle frange culturalmente più deboli di ciò che un tempo si chiamava classe operaia (ora parlerei di Dominati o Pauper Class). Del resto mantenere uno stato di ‘’guerriglia urbana’’ nelle periferie, è il modo migliore per rafforzare i grandi Partiti liberali (di destra e di sinistra) che devono votare i massacri yankee e sionisti.


2) Il neo-fascismo è una replica ‘’plebea’’ della ideologia neo-conservatrice di Strauss, Pipes e l’italiota Veneziani; da Veneziani, poi, si passa a Saya, cambia lo stile ma non la sostanza.


Penso che non ci sia niente altro da dire. Difficile far morire alcuni miti duri, duri, come la contrapposizione fascismo-imperialismo yankee, ma, come disse Lenin, ‘’i fatti hanno la testa dura’’, quindi tentare non nuoce, Amen !

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mercoledì 26 febbraio 2014

ANDREA VIRGA: I neofascisti e la crisi ucraina



Senza ambiguità, i due principali movimenti di matrice neofascista in Italia, hanno sposato la causa dei nazionalisti ucraini. Forza Nuova era da anni in buoni rapporti con i nazionalisti di Svoboda, come testimoniano i numerosi incontri tra dirigenti dei due partiti, sia in Italia sia in Ucraina. Sul loro sito, hanno dato voce ad Andriy Voloshyn[1], rappresentante di Svoboda. Inoltre, il 21 febbraio, Roberto Fiore ha espresso sulla sua pagina facebook[2]vicinanza al loro alleato ucraino e giustificato l’abbattimento del governo di Yanukovych, accusato di essere corrotto e criminale.
CasaPound Italiaaveva anch’essacontatti con nazionalisti ucraini, come prova il caso di DmytroYakovets, militante di Leopoli morto in un incidente il 5 febbraio 2013, mentre affiggeva uno striscione di solidarietà per CPI.Già a dicembre, sul giornale online “Il Primato Nazionale”, de facto vicino al movimento (per tematiche e autori), era comparsa l’intervista ad un nazionalista ucraino di Tryzub, il movimento alla base diPravySektor[3]. Dopo l’accordo del 21 febbraio, un comunicato sulla pagina facebook di CPI[4]esprimeva soddisfazione per la presunta riconquista della sovranità. Anche l’intellettuale Gabriele Adinolfi ha continuamente argomentato a favore del sostegno ai nazionalisti ucraini e della loro «terza via»[5]. Non risultano pronunciamenti da parte della Fiamma Tricolore, però, anch’essa ha avuto in passato rapporti con Svoboda.
Entrambi hanno messo in guardia, è vero, contro il rischio di strumentalizzazione delle rivolte da parte delle forze europeiste e atlantiste a scapito della Russia e della stessa Ucraina. Allo stesso modo, non si può negare che Yanukovych fosse un oligarca corrotto, che nel corso degli anni aveva perso ampia parte del consenso di cui godeva, a causa della sua politica ondivaga e clientelare. Tuttavia, le loro posizioni restano inaccettabili, ed è perciòil caso di confutare gli argomenti addotti a loro sostegno. Alla loro base, c’è stata l’ingenuità di ascoltare la sola campana dei nazionalisti ucraini, a cui si è voluto dare maggiore credito, in quanto “camerati” e in quanto autoctoni, senza vagliare criticamente la loro propaganda antirussa. Per quanto sia comprensibile la loro opposizione alla dominazione sovietica, molte delle loro accuse sono storicamente false. La scarsa conoscenza del contesto storico-culturale da parte degli Italiani ha fatto il resto.

Il mito dell’oppressione russa

Innanzitutto, gli Ucraini, come popolo, hanno una genesi molto simile ai loro vicini Russi e Bielorussi. La culla della civiltà russa fu proprio Kiev, primo Stato fondato dalle tribù slave orientali con il concorso dei vichinghi svedesi, a cui seguirono varie altre città stato, come Mosca e Novgorod. Lo sviluppo di una differente lingua e cultura fu dovuto in particolar modo a secoli di dominazione polacca, la quale “occidentalizzò” gli Ucraini, ma essi rimangono in ampia parte affini ai loro vicini Russi, per lingua, religione (russo ortodossa), ceppo etnico, storia. Inoltre, non si può non tenere conto della presenza di milioni di Ucraini in Russia (specialmente nelle regioni dell’alto Don e del Kuban) e viceversa la forte presenza russa nell’Ucraina meridionale e orientale, che fanno sì che sia difficile tracciare un confine netto tra le due nazioni.
In secondo luogo, le politiche di russificazione furono iniziate dagli Zar, ben prima dell’URSS, ma procedettero a fasi alterne. Nella prima metà del XIX secolo, ad esempio, i patrioti ucraini fuggiti dalla Galizia austriaca trovavano rifugio in suolo russo. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, fino all’inizio degli anni ’30, addirittura, era invalso un processo di ucrainizzazione, a favore della cultura e dell’identità nazionale ucraina, a partire dalla costituzione di una Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, cofondatrice dell’Unione e seconda per importanza solo alla RSFS Russa. Dopo Stalin, salirono al potere un ucraino, Nikita Chruscev, e un russo-ucraino, Leonid Brezhnev.
Anche la dekulakizzazione e la terribile carestia (Holodomor) causata dalla collettivizzazione forzata dell’agricoltura non possonopropriamente essere considerate un genocidio mirato a distruggere gli Ucraini, dato che colpirono tutta la parte meridionale dell’URSS, uccidendo anche Russi, Kazaki ed altri. Lo stesso numero dei mortiviene spesso gonfiato addirittura oltre i 10 milioni, quando più probabilmente, considerando le sole vittime ucraine in Ucraina si scende ad un terzo di questa cifra.
Viceversa,unmito da sfatare è quello di una pacifica occupazione dell’Ucraina da parte delle forze dell’Asse. Se è vero che inizialmente i Tedeschi furono visti come liberatori, tuttavia, questi non si fecero scrupolo di reprimere con la violenza ogni forma di resistenza, coinvolgendo la popolazione civile, e di sfruttare le risorse locali per il proprio sforzo bellico. Addirittura, il sistema sovietico di fattorie collettive fu mantenuto per rendere più efficiente la produzione agricola. Gli stessi nazionalisti ucraini dell’Esercito Insurgente Ucraino finirono per combattere anche contro i Tedeschi, nonostante vi fossero stati anche rapporti di collaborazione.Il costo dell’invasione tedesca ammontò a 6 milioni di civili e 1,7 milioni di militari ucraini morti.Non ho visto il minimo accenno a questa tragedia. Certo è che se si vuole far del negazionismo a buon mercato, cosa che nell’area non manca, pur di esaltare l’eroica crociata antibolscevica, è un altro discorso.
In sintesi, non è falso che vi siano state politiche di assimilazione da parte dei governanti russi, ma non possono essere addebitate alla sola URSS e la loro entità effettiva risulta alquanto esagerata da parte dei nazionalisti ucraini. Parlando di dati e cifre, secondo il censimento del 1926, 80% della popolazione dello Stato era di etnia ucraina, mentre nel 1939 questa percentuale era scesa al 76,5% e nel 1989 al 72,7%: un calo di proporzioni certo non drammatiche. Inoltre, nel corso degli anni, gruppi etnici misti, come i Cosacchi del Kuban, cessarono di identificarsi come Ucraini per considerarsi invece Russi, data anche la vicinanza tra queste due nazioni.

Il mito dell’autodeterminazione

Il secondo grave errore di valutazione riguarda l’attuale rapporto tra Federazione Russa e Ucraina. Si è parlato con incredibile leggerezza di «imperialismo russo», considerandolo equivalente a quello statunitense che attanaglia l’Europa. Addirittura, CPI, nella sua nota, afferma: «auspichiamo che gli ucraini lottino per avere uno stato sovrano, con una banca nazionale pubblica e una propria moneta, che faccia accordi commerciali con chicchessia ma nell'esclusivo interesse dell'Ucraina». Sarebbe bastato informarsi rapidamente, per rendersi conto che la Banca Nazionale di Ucraina è già pubblica[6],ed emette una propria moneta, la Grivnia.
Anche relativamente ai rapporti con la Russia, va detto che questi sono stati piuttosto alterni: solo le presidenze di Leonid Kuchma (1994 – 2005) e di Viktor Yanukovych (dal 2010) hanno mostrato una chiara vicinanza politica a Mosca. Entrambi, però, pur provenendo dalle regioni russofone, hanno cercato una conciliazione con il resto del Paese. Non a caso, nel 1999, il principale sfidante di Kuchma è stato il comunista filo-russo Petro Symonenko. Anche loro, infatti, hanno portato avanti politiche di apertura verso il libero mercato e gli investimenti stranieri, specialmente europei. Queste tendenze occidentaliste sono state più forti durante la presidenza di Leonid Kravchuk (1991 – 1994) e Viktor Yushchenko (2005 – 2010), i quali hanno assunto posizioni a volte antagoniste nei confronti della Russia, come il sostegno alla Georgia durante il conflitto del 2008 e la vicinanza alla NATO e alla UE, oltre alle dispute territoriali nel Mare di Azov e in Crimea. Insomma, è tutto fuorché uno Stato vassallo, come sostenuto da certi sciovinisti locali.
Che esista una forte interdipendenza economica tra Ucraina e Russia è un dato di fatto, eredità di secoli d’integrazione di queste regioni nello spazio russo, il quale ha lasciato una serie di questioni aperte al momento dell’indipendenza ucraina: prima di tutto, la presenza di armi nucleari e basi militari sovietiche, a partiredalla sede della Flotta del Mar Nero a Sebastopoli. In secondo luogo, le industrie turistiche, cantieristiche, siderurgiche ed estrattive dell’Ucraina meridionale e orientale erano inserite nel sistema produttivo sovietico. Ad oggi comunque, il principale partner commerciale dell’Ucraina è l’Unione Europea, con il 26,6% delle esportazioni e il 31,2% delle importazioni[7], insieme con la Federazione Russa (rispettivamente 23,3% e 19,2%). Anche negli investimenti stranieri, la Russia è in compagnia di Stati Uniti, Germania e Olanda (la Shell). Anche la dipendenza dell’Ucraina, per oltre tre quarti, dal gas e dal petrolio russo è un’arma a doppio taglio, dato che questo Paese controlla parte degli oleodotti che collegano Russia ed Europa (da cui la necessità dei progetti North Stream e South Stream).
Perciò, non si vede proprio come si possa sostenere che la Russia eserciti un dominio imperialista sull’Ucraina o limiti in qualche modo la sua sovranità. È vero che c’è una base militare a Sebastopoli, città abitata in grande maggioranza da Russi, regolarmente affittata per vent’anni dal 1997 al 2017, tuttavia non è forse lo stesso per la Siria, dove vi sono installazioni navali russe a Tartus? Eppure, nessuno si è sognato di dire che la sovranità siriana sia oppressa dalla presenza militare russa. Tanto meno, ciò può essere paragonato all’occupazione militare dell’Europa occidentale (in particolare Germania e Italia), seguita all’invasione statunitense. D’altra parte, Bielorussia e Kazakistan, membri a tutti gli effetti dell’Unione Eurasiatica, e stretti alleati della Russia, conservano gelosamente la propria sovranità, rimanendo più indipendenti di quanto non siano i vari Paesi europei nei confronti della UE.
Infine, la presenza russa in Ucraina è stata erroneamente attribuita alle politiche sovietiche, ma anche questo non risponde al vero. Le regioni dell’Ucraina meridionale e orientali furono popolate da coloni russi già nel XVIII secolo, dopo che la sconfitta dei Tartari e dei Turchi che controllavano l’area. Circa un secolo dopo, lo sviluppo industriale attirò numerosi immigrati provenienti dalle regioni ucraine più interne. Tuttavia, ancora durante la guerra civile russa, nemmeno i nazionalisti ucraini rivendicarono la Crimea e la costa del Mar Nero, territori che erano peraltro occupati dalle Armate Bianche zariste, mentre le forze nazionaliste ucraine controllavano i territori occidentali e settentrionali, divisi poi tra Polonia e URSS.Questi territori furono comunque annessi alla R.S.S. Ucraina dopo la Guerra Civile, seguiti dalla Crimea nel 1954, ad opera dell’ucraino Chruscev, e in parte ucrainizzati.
Quindi, oggi, in Ucraina vi è una popolazione mista tra Ucraini ucrainofoni, Ucraini russofoni e Russi veri e propri. Questi ultimi, secondo l’ultimo censimento (2001), ammontavano al 17,2% della popolazione, mentre i russofoni totali erano il 30% della popolazione, per un totale di oltre 5 milioni di Ucraini che parlano principalmente russo. Russi e russofoni sono maggioritari solo in Crimea e nelle province di Donetsk e Luhansk, ma superano il 10% in tutte le province orientali e meridionali, e costituiscono un quarto della popolazione di Kiev.Questo mostra che candidati “filorussi” alla Presidenza come Kuchma, Yanukovych, e persino il comunista Symonenko, hanno goduto di un consenso decisamente più ampio rispetto alla semplice minoranza etnolinguistica, pur avendo la loro base elettorale in queste regioni.
Anche la presunta antipatia degli Ucraini nel loro insieme verso i Russi è minore di quanto non si affermi. Secondo un sondaggio, il 96% degli Ucraini avrebbe una buona opinione dei Russi[8]. Si tratterebbe quindi di una minoranza della popolazione, per quanto forte e agguerrita, a voler «autodeterminarsi» rompendo i legami con la Russia, non certo della popolazione ucraina nel suo insieme. Senza contare che l’assimilazione forzata o la cacciata dei Russi autoctoni, sarebbe moralmente deprecabile e difficilmente praticabile.

Il mito della Terza Via

Il grande totem dietro cui i neofascisti italiani si sono trincerati per giustificare la loro posizione è quello della terza posizione. Il problema è che questo modello aveva senso in un mondo bipolare. Tra il 1917 e il 1989, la presenza di un fronte comunista internazionale, guidato dalla superpotenza sovietica, opposto alle democrazie liberali e capitaliste dell’Occidente, poteva giustificare la costruzione di una terza via nazional-rivoluzionaria ed europeista.In realtà, già la scelta hitleriana di tradire l’alleanza con l’URSS per combattere su due fronti, si era rivelata materialmente insostenibile, e quindi catastrofica.
Nel dopoguerra, la presenza di due blocchi,per alcuni versi equivalenti,costituiva l’occasione per il sostegno meditato sia alle varie esperienze terziste (es. la Jugoslavia di Tito o l’India di Nehru), sia ai tentativi di autonomia all’interno dei blocchi (es. la Francia di De Gaulle o la Romania di Ceausescu), ma anche alle battaglie che indebolivano le due superpotenze, come la resistenza di Cuba o del Vietnam oppure dell’Afghanistan e dell’Ungheria. Nonostante la vittoria finale dell’Occidente, grazie anche alla sua capacità di dividere i suoi nemici (ragion per cui non è facile agire come una terza forza), questa prassi aveva liberato spazi di autonomia e sovranità nazionale rispetto agli imperialismi occidentali o sovietico.
Oggi, però, viviamo in un mondo unipolare dominato dall’egemonia politica, militare ed economica dell’Occidente liberalcapitalista, guidato dagli Stati Uniti. Le forze multipolari che avanzano, con i BRICS in testa, non sono ancora in grado di fronteggiare apertamente il nemico. Non lo è la Cina, ancora confinata nelle proprie acque territoriali, né la Russia, la cui potenza militare è un’ombra rispetto all’URSS. Non esiste quindi nessuna “seconda posizione”, da contrastare. La pretesa di una terza posizione, quindi, finisce per favorire il più forte.
Nel caso ucraino, vediamo chiaramente, che lo sforzo militante dei nazionalisti, i meglio organizzati e i più aggressivi nelle piazze, finora ha portato alla scarcerazione della Timoshenko, un’oligarca corrotta tanto quanto Yanukovych, e al predominio del suo partito e di quello del cittadino tedesco Klitschko.Bisognerebbe peraltro esaminare quanto le proteste siano rivolte contro il precedente governo, insostenibile anche agli occhi di Mosca, e quanto invece siano mosse da un’autentica avversione anti-russa, che è più probabilmente retaggio di una minoranza ideologizzata.
Le cose non vanno certo meglio per il principale partito nazionalista (l’unico presente in Parlamento), Svoboda. Nelloro programma,si dicono apertamente disposti a negoziare l’ingresso nella NATO e achiedere sostegno agli USA e al Regno Unito per difendere l’Ucraina e costituire un arsenale nucleare, nonché a militarizzare e rafforzare il Paese in chiave antirussa, concedendo addirittura basi militari alla NATO[9]. Inoltre, vorrebbero rafforzare i legami economici con la UE, incuranti dei disastri causati dalle politiche finanziarie europee in Paesi come la Grecia. Questi presunti nazionalisti sostengono senza mezzi termini l’assoggettamento della loro nazione!
Mentre FN si dichiara vicina a Svoboda, CPI simpatizza per movimenti più estremisti come SpilnaPrava (“Causa Comune”) ePravySektor (“Settore Destro”), i quali sono effettivamente fautori di una terza posizione equidistante tra Occidente e Russia, e intendono «utilizzare la strategia evoliana del “cavalcare la tigre”, cercando di utilizzare l’ondata di proteste e dirigerle verso posizioni rivoluzionarie nazionaliste». Tuttavia, essi stessi ammettono che «il “Right Sector” è però praticamente senza risorse economiche, perché non è sostenuto da nessun oligarca». L’affermazione più grave è però quella secondo cui «riteniamo comunque l’attuale opposizione liberale come un male minore e la consideriamo come un alleato temporaneo». In questo modo, si prestano ad essere loro stessi sfruttati come bassa manovalanza dalle forze liberali.
Ragioniamo però per assurdo e ipotizziamo che, nonostante tutto, i nazionalisti riescano a prendere il potere. Come sposterebbero la bilancia commerciale del Paese, già adesso in equilibrio tra Europa e Russia? Come tratterebbero la cospicua minoranza russofona, specie alla luce dei numerosi proclami riguardo alla destituzione del russo dallo status di lingua ufficiale? Se dovessero, come è probabile, peggiorare i rapporti con la Russia, come reagirebbero, se non intensificando i rapporti con l’Occidente, entrando quindi a far parte della sfera europea? Queste sono domande che ci si dovrebbe porre prima di manifestare il proprio sostegno, non dopo, una volta che il danno è fatto!
In conclusione, la causa nazionalista ucraina non pare certo nelle condizioni, visto il contesto politico e internazionale, di trasformare l’Ucraina in una potenza autonoma. Rinnegare la naturale alleanza alla pari con la Russia, non può che gettare il Paese nelle grinfie della più forte alleanza atlantica. Da vent’anni, la NATO avanza verso oriente, installando basi militari volte a minacciare e strangolare la Federazione Russa. Non si farà quindi sfuggire nessuna occasione per soggiogare l’Ucraina, a maggior ragione, se questa pretende di combattere da sola.L’«indipendenza ucraìna nella collaborazione ferma con la Russia di Putin» di cui parla Adinolfi non potrà certo essere realizzata da chi esprime posizioni antirusse!
D’altra parte, per la Russia, la caduta dell’Ucraina costituirebbe una grave sconfitta, con ripercussioni anche sugli altri teatri di resistenza contro l’imperialismo statunitense. Senza la base navale di Sebastopoli risulterebbe indebolita proprio la stessa Flotta del Mar Nero, deputata alle operazioni nel Mediterraneo, a sostegno della Repubblica Araba di Siria. Allo stesso modo, la presenza di basi atlantiche o uno stato di guerra civile in Ucraina indebolirebbero la potenza russa, già costretta alla difensiva, impedendole di rinforzare adeguatamente la Siria o l’Iran o l’America Latina.Coloro che, con una serie di iniziative e manifestazioni, finora hanno sempre sostenuto Assad e il suo popolo, dovrebbero tenerlo bene a mente.

Conclusione

In fin dei conti, ciò che colpisce è come molti neofascisti abbiano ragionato in termini non già politici, bensì tribali. Lo stesso errore compiuto da ampia parte della sinistra radicale a proposito delle fantomatiche masse proletarie arabe viene ora commesso dalla loro controparte. Adinolfi parla apertamente di «abbandonare le categorie del tifo e anche quelle dell’astrazione teorica per raggiungere un’empatia reale con chi ci è idealmente ed antropologicamente affine». Si tratta, sic et simpliciter, della rinuncia all’analisi razionale in nome di legami istintivi e personali, della negazione del realismo politico in favore dell’utopia romantica!Non basta riconoscersi in un comune universo di simboli o condividere ideali astratti per combattere fianco a fianco: sono le scelte concrete quelle che contano. E non è certo abbattendo le statue di Lenin o minacciando i negozianti ebrei, che si conduce una politica autenticamente nazional-rivoluzionaria e anticapitalista!
Bisognerebbe avere il coraggio di rompere anche con i presunti nazionalisti se si dimostrano essere strumenti del nemico. Invece, si presume che, solo perché sono “idealmente e antropologicamente affini” (senza tener conto delle differenze etnoculturali!) e indigeni del luogo, le loro narrazioni e le loro esperienze siano da prendere come oro colato. Questa è una grave ingenuità, che non può essere giustificata dalla pretesa attualista di anteporre la prassi alla teoria, pena il cadere in errori marchiani come questo. Naturalmente, il mio discorso presuppone che si tratti di una serie di equivoci e di malintesi, comprensibili se solo si tiene conto di quello che è il livello generale del neofascismo italiano.Se fossi più cinico o prevenuto, ammetterei senza mezzi termini che quest’area non è altro che la bassa manovalanza dell’atlantismo e della borghesia.