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giovedì 10 aprile 2014

ROBERTO FRANCO: "Unisex", il sesso all'epoca della globalizzazione






L'obiettivo che si pone il recente volume di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta – “Unisex”, uscito  per Arianna, è ambizioso: dimostrare che gli agenti della globalizzazione, non escluse multinazionali e grandi istituti bancari, operano in  maniera ora sottile ora sopraffattoria, per l’imposizione di un’agenda pro-gay e transgender tendente non solo ad affiancare, ma alla fine anche a distruggere  la famiglia tradizionale così  come oggi è intesa. Una sorta di “piano” che avrebbe avuto come ideologi sessuologi positivisti del  dopoguerra come Alfred Kinsey e John Money,  e sarebbe ulteriormente maturato nell’ambito del libertarismo di fine anni ’60 per evolversi linearmente fino ad oggi.
Trovo Interessante e non del tutto errato che gli autori pongano tra le motivazioni di fondo di questa corrente ideologica la lotta contro la sovrappopolazione e la necessità di adattare l’umanità alle scoperte della genetica, solo che non riesco sinceramente a vedere cosa vi sia di aprioristicamente negativo in ciò, visto che la sovrappopolazione è un problema drammatico che prima o poi andrà affrontato risolutamente, e le scoperte della genetica non sono certo frutto di un complotto.
Il complotto, (o quantomeno il coerente disegno) I Nostri invece lo danno per scontato, e l’accettazione della sua esistenza, estensione ed efficacia andrebbe assunta a priori per potere condividere le loro tesi. Il suo centro di propagazione sarebbe l’Occidente - e sacche di resistenza ad esso si troverebbero, ad esempio, nella Russia di Putin.
Perucchietti e Marletta, insomma, non paghi di aver intelligentemente delineato l’evoluzione una tendenza culturale sempre più importante negli ultimi decenni quella, dell’ideologia del genere (concetto che tende a sostituire quello di sesso) cercano di dimostrare l’univocità e la coerenza della sua diffusione globale, accumulando però a  dimostrazione elementi troppo parziali e eterogenei  per risultare convincenti. 

Trovo altresì meritorie e condivisibili le molte pagine dedicate all’invadenza lessicale di una neolingua politically correct – sempre più sorretta da leggi agghiaccianti nell’Occidente più evoluto, anche concernenti l’educazione scolastica, che tende a distruggere fin dalla più tenera età i concetti di eterosessualità e di famiglia tradizionale (invece di farli convivere con quelli, legittimi, relativi al transgenderismo, aggiungo io). Ma nei giorni in cui, anche grazie alla pressione di lobby della destra evangelica americana, viene introdotto in Uganda l’ergastolo (e di fatto  il linciaggio) per gli omosessuali, trovo difficile non mettere in dubbio l’univocità ideologica della globalizzazione denunciata dai due autori.

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