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lunedì 30 dicembre 2013

EDOARDO SANGUINETI: Rivendichiamo il diritto di odiare


In/Oltre vi augura un felice 2014, invitandovi a riscoprire i cari vecchi " cattivi sentimenti" ;-)
NdR: Lo spunto di Sanguineti, ammirevole nella melassa vischiosa che ci avvolge, se possibile pecca di ottimismo. Infatti pensare che sia genericamente una "destra" ad avvantaggiarsi dello stato delle cose è una illusione. Il blocco sistemico è molto più monolitico e trasversale.
Bisogna restaurare l’odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare. Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma “tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro”. A me sta a cuore un punto. Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato. Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione.
E’ il segreto di pulcinella: il proletariato esiste. E’ un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza. Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare. Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale. E importante riaffermare l’esistenza del proletariato. Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati. Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni.
Edoardo Sanguineti
Genova, gennaio 2007

2 commenti:

  1. L'odio razziale è vietato per legge, l'odio di classe può essere propagandato liberamente: viva la democrazia, viva l'uguaglianza...

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  2. Qui siamo contro tutti i reati di opinione. (naturalmente rivendichiamo il diritto di distinguere tra opinioni e farneticazioni, ma valutiamo serenamente volta volta, secondo un criterio personale. Ciò detto la libertà di espressione o è assoluta o non è)

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