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martedì 17 dicembre 2013

LUCA NEGRI: Perché mi ha deluso il Ferretti "barbarico"



“Cosa ci si aspetta da me resta, per me, un mistero, anche se di quelli piccoli”. 
Così esordisce Giovanni Lindo Ferretti nella prima pagina delle sua ultima fatica letteraria (e la chiamiamo fatica non per usare una formula retorica ma perché sappiamo quanto gli costi scrivere). In effetti, ci siamo chiesti anche noi cosa aspettarci ancora da lui appena abbiamo stretto fra le mani il volume. Niente di nuovo: a partire dal titolo, Barbarico (Mondadori), che ricorda fin troppo quello di una canzone (Barbaro) del suo primo album solista uscito ben tredici anni fa. Per non dire della foto in copertina, dove il “cantore lettore scrivano, montano italico cattolico romano” indossa un “abito scultura” di Davide Dall’Osso che ben rimarca l’aura arcaica che Ferretti si è cucito addosso. Ed ancora insiste la frase messa in quarta di copertina: “Nutro forti dubbi sulle sorti del progresso nell’animo umano”. E l’avevamo capito. Già con i due libri precedenti, Reduce del 2006 e Bella gente d’Appennino del 2009. 
E dunque, che aspettarci di nuovo? Ferretti, pasolinianamente è “una forza del passato” e si racconta, racconta squarci della sua vita, della sua carriera di cantante punk e poi postpunk e delle sue giornate vissute sui monti. E certi temi tornano di necessità: l’amore filiale per la madre che ha“reso l’anima a Dio”, la passione per i cavalli, la necessità di scendere in pianura a far concerti per poi pagarsi le bollette, la definitiva vocazione cattolica maturata con il magistero di Benedetto XVI e rinforzata da papa Francesco. Questo è ormai Ferretti, prendere o lasciare. Sono lontani gli anni ‘80 delle provocazioni futuriste e filosovietiche, delle suggestioni euroasiatiche dei Cccp, come i ’90 quando sul palco con il Consorzio Suonatori Indipendenti sembrava un incrocio fra il monaco Dossetti e uno sciamano mongolo. 
Oggi Ferretti quasi non ascolta musica, preferisce il silenzio, i suoni del susseguirsi delle stagioni e il nitrito dei suoi cavalli. E rinnova lo sdegno dei suoi (ormai ex) estimatori di sinistra con le scelte elettorali: “ho votato Lega per qualche buon motivo e tanta insofferenza e Fratelli d’Italia al turno seguente per riequilibrarmi. Non ho mai votato Berlusconi e un po’ mi dispiace. Non l’ho votato per senso estetico”. Non tralascia di informarci sui libri che gli fanno compagnia: quelli di Gómez Dávila, di Simone Weil, di Pietrangelo Buttafuoco (“credo siamo nemici sulla terra ma mi invoglia ad essere migliore e ce ne vorrebbero”), di Cormac McCarthy, di Chaim Potok e di un sorprendente Geminello Alvi (“ci sono frasi che rileggo ad alta voce perché anche i sassi, i muri della mia venerata dimora ne gioiscano”). Insomma,il vecchio pubblico che lo vorrebbe ancora comunista e figlio della mitologia resistenziale e rivoluzionaria può stare alla larga, il nuovo pubblico tendenzialmente di destra e cristiano non rimarrà deluso. 
Quelli delusi siamo noi, perché sappiamo che Ferretti può dare di più, può smettere di raccontare solo se stesso e le sue giornate, di concentrarsi sulla sua “piccola patria” geografica ed interiore. Ormai sessantenne, il punk di Cerreto Alpi dovrebbe sviluppare il talento narrativo che affiora talvolta fra le sue pagine raccontandoci qualcos’altro, mettendosi nei panni di qualcun altro. Dovrebbe diventare veramente uno scrittore, sempre mantenendo quello stile secco, con frasi brevi che sembrano incise su legno o pietra e che si possono cantare o meglio salmodiare, ma facendo narrativa ed abbandonando la forma diaristica che, arrivata al terzo libro, ha un po’ stancato. Non nutriamo dubbi sul suo talento e sappiamo cosa aspettarci da lui. 

pubblicato su Il Giornale del 23 novembre 2013 (versione integrale)

1 commento:

  1. Quando ho appena iniziato a legger cotesto libero, deh, la mente immantinente sen giva ver’ Cormack McCarthy. Adunque non fue surprisa veruna, deh, il ritrovar cotesto auttor expliciter citato dal Giovanni dal Lindo dal Ferretti.
    Deh orsù! Deh!
    Rimmembra assai alquanto molto il già quivi suso citato Cormack McCarthy. Qualcosa del typus: “Oh quanto verde fue ‘a Valle mia”, o qualcosa del genre.

    Per quanto, tuttavia, molte delle cose che in cotal libro, deh, sostengonsi, i’ d’accordo esser non possa, e tuttavia, essolui è ben scritto.

    Non è male.

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