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martedì 25 febbraio 2014

ELISABETTA ZAZZA: Sandro Pertini, l'esempio dimenticato


24 febbraio 1990, muore a Roma Alessandro Pertini, detto Sandro. Nato il 25 settembre 1896 a Stella, in provincia di Savona, quarto di cinque figli. Compie i primi studi presso il collegio salesiano di Varazze e frequenta il liceo a Savona, quindi si iscrive all’università di Genova dove si avvicina ai socialisti e all’ambiente operaio ligure. Chiamato alle armi nel 1915, rifiuta di partecipare al corso ufficiali; gli viene comunque imposto nel 1917 il grado di tenente e, alla testa di una compagnia di mitraglieri, si distingue sul fronte della Bainsizza e viene decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Militante socialista dal 1918 nella sezione di Savona, nel 1921 è tra i delegati al congresso di Livorno che sancisce la nascita del Partito Comunista d’Italia, e nel 1922 aderisce al Partito socialista unitario. Si laurea a Modena in giurisprudenza nel 1923 e in scienze politiche e sociali nel 1924.
Pertini si distinse per la sua dura opposizione al fascismo, per il quale subì diverse condanne. Il 31 ottobre 1926, dopo un’aggressione squadrista particolarmente violenta, fu condannato a cinque anni di confino. Abbandonò Savona per Milano e per sfuggire alla cattura si rifugiò a Parigi e poi a Nizza, dove installò una stazione radio clandestina dalla quale effettuava trasmissioni antifasciste. Scoperto dalla gendarmeria locale, venne condannato a una breve pena. Rientrato in Italia clandestinamente nel 1929, fu arrestato e nuovamente processato dal tribunale speciale per la difesa dello Stato e condannato a 11 anni di reclusione; dopo un anno di detenzione sull’isola di Santo Stefano, a causa delle precarie condizioni di salute fu trasferito nella casa penale di Turi, dove incontrò Antonio Gramsci, quindi nel 1932 passò al sanatorio giudiziario di Pianosa.
Intanto le sue condizioni si aggravarono ulteriormente, ma ciononostante nel 1933 rifiutò di impetrare la domanda di grazia presentata alle autorità dalla madre. Nel 1935 venne inviato al confino, prima a Ponza, poi nel 1940 a Ventotene, dove incontrò, tra gli altri, Pietro Secchia,Altiero SpinelliUmberto TerraciniErnesto Rossi. Liberato nel 1943, poco dopo l’8 settembre, partecipò alla difesa di Roma. Entrò in clandestinità, ma venne arrestato a Roma nell’ottobre dello stesso anno dalle SS e condannato a morte; riuscì però a fuggire da Regina Coeli insieme a Giuseppe Saragat grazie all’azione dei partigiani dei Gruppi di azione patriottica. Trai i massimi dirigenti militari dei Comitato di liberazione nazionale (CLN), guidò la liberazione di Milano del 1945 e il 25 aprile in un messaggio radiofonico chiamò la popolazione all’insurrezione: “Cittadini, lavoratori, sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”.

Per le sue attività durante la Resistenza, e in particolare per la difesa di Roma e le insurrezioni di Firenze e Milano, venne insignito della medaglia d’oro al valore militare. Conclusa la lotta armata, si dedicò alla vita politica e al giornalismo. Divenne segretario del Partito socialista nel 1945. Nell’Italia repubblicana fu senatore per la prima legislatura e poi deputato, consecutivamente, dal 1953 al 1976. L’8 luglio 1978 Pertini divenne il settimo Presidente della Repubblica Italiana dopo una votazione parlamentare in cui ottenne la più ampia maggioranza della storia italiana (al sedicesimo scrutinio con 832 voti su 995). In un momento difficile per il paese, svolse il suo incarico con grande equilibrio ed efficacia, guadagnandosi un ampio consenso popolare e notevole considerazione internazionale.
Fu un Presidente forte, carismatico, spesso burbero, ma sempre apprezzato per il suo modo di fare schietto e ironico, per l’onestà intellettuale e per la sua costante presenza nella vita pubblica italiana, sia nelle situazioni piacevoli che nei momenti più difficili. È stato definito come il “presidente più amato dagli italiani”, inaugurando un nuovo modo di rapportarsi con i cittadini, con uno stile diretto e amichevole («amici carissimi, non fate solo domande pertinenti, ma anche impertinenti»). La sua schiettezza e la sua pragmaticità si rifletterono anche nella sua azione politica e istituzionale, che lo facevano apparire come un presidente che puntava alla concretezza, rifiutando compromessi e imponendosi con il suo rigore morale. Sobrio e umile, Pertini fu tra i presidenti che scelsero di non abitare nel Palazzo del Quirinale e mantenne la propria residenza nel suo appartamento romano, una mansarda di 35 m² che si affacciava sulla Fontana di Trevi.
La sua vita politica fu interamente dedicata alla lotta per la giustizia sociale e alla difesa della democrazia. I suoi discorsi, i suoi interventi, la sua vita e il suo esempio restano pietre miliari per un ideale politico che oggi – nel momento in cui dovremmo farne più tesoro – sembra essersi perduto nel nulla, corroso dal virus della spettacolarizzazione televisiva che tutto assolve e dissolve nel credo dell’apparenza a caro prezzo. Invece bisogna crederci, lottare e osare nella politica come nella vita, questa è l’essenza del grande insegnamento di Pertini: “Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza

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