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domenica 16 febbraio 2014

STEFANO G. AZZARA': L'inutilità del dialogo con Casa Pound





Sono stato invitato a partecipare assieme a Diego Fusaro a un dibattito su Marx a Casa Pound. Ecco la mia risposta.

... Come forse sapete, ho tradotto e commentato Das Recht der juengen Voelker di Arthur Moeller van den Bruck. Sto per pubblicare un libro su Nietzsche dal radicalismo aristocratico alla rivoluzione conservatrice che traduce 4 saggi di Moeller su Nietzsche. Ho scritto su Juenger e il socialismo nazionale. Sto lavorando a un libro su Heidegger e la "rivoluzione" nazista. Ho frequenti contatti con Marco Tarchi, che ho difeso pubblicamente piu volte, attirandomi in passato la reazione di molti miei compagni idioti. Anche sul piano biografico, nel 1991 io e i miei compagni occupammo la facoltà di lettere dell'università di messina assieme a un gruppo di filiazione ordinovista -  assumendocene i rischi e mettendo in conto che ci saremmo presto scannati, come puntualmente avvenne -, perche' altrimenti nessuno ne avrebbe avuto la forza. Inoltre sono allievo di Domenico Losurdo, che più volte ha parlato insieme a Ernst Nolte, ha difeso Garaudy, ha criticato tutte le proposte di legge contro il cosiddetto negazionismo.
Insomma non mi scandalizza affatto parlare con i fascisti.

E però conosco molto bene la storia di questi confronti e di tutti i tentativi di elaborare una "terza posizione" andando oltre destra e sinistra. Proprio la rivoluzione conservatrice weimariana, che e' tra i miei principali oggetti di studio, ne è il prototipo.
Non si tratta certo da parte vostra di appropriarsi di Marx, che sarebbe ridicolo e impossibile. E però non si tratta nemmeno di un normale dibattito, dal quale potrebbe emergere un avanzamento della conoscenza.
Non bisogna nascondersi dietro un dito: è invece un'operazione egemonica condotta da un movimento politico che fa legittimamente il suo lavoro. Un'operazione egemonica residuale, ahinoi, visto che la guerra civile europea è finita e rispetto ai tempi del confronto tra Moeller e Radek sulla vicenda di Schlageter sia i comunisti che i fascisti sono oggi al seguito di processi più grandi di loro. Ma pur sempre un'operazione egemonica che io non posso legittimare, tanto più che questa operazione gioca con i meccanismi postmoderni della società dello spettacolo.

Sarebbe stato diverso se l'iniziativa fosse stata proposta da una realtà terza, in un luogo diverso, per un interesse conoscitivo autentico. Ma io sono un militante comunista marxista-leninista, oltre che, con tutti i miei limiti, un intellettuale.
Diverso è il caso di Fusaro.

Io gli ho sconsigliato di partecipare a questa iniziativa. Se pensa di egemonizzare voi si illude, così come si illude quando considera superata la distinzione di destra e sinistra, che non scompare affatto ma si trasforma e ridefinisce. Ma Diego non è un militante politico e non è nemmeno comunista - anzi, per quanta simpatia io possa provare per lui, e' totalmente inconsapevole sul piano politico - e dunque può fare in fondo ciò che vuole.
Per quanto mi riguarda, invece, rispetto. Ma quel tipo di rispetto che si deve tra nemici che stanno sul campo di battaglia e sono pronti a combattersi. Non certo legittimazione di quella che rimane, come ho detto, un'operazione egemonica.

3 commenti:

  1. Enrico Galoppini16 febbraio 2014 16:34

    "Pronti a combattersi"? Ma non è chiaro come il sole che mentre si tiene a questi distinguo tra "destra" e "sinistra", cioè, diciamocelo, tra "fascisti" e "comunisti", la "destra" e la "sinistra" del partito unico liberaldemocratico sono perfettamente alleate ed intercambiabili a seconda dell'interesse del loro medesimo padrone (la finanza)? I nemici sono loro, altro che! Poi, è vero che "fascisti" e "comunisti" hanno ben poco a che spartire, e concordo sul fatto che sono tentativi inutili, oltre che ininfluenti sulla realtà politica che conta, quelli di far "dialogare" ambienti marginali e numericamente poco rappresentativi. Ma non ci vedo tutti questi "rischi", anche perché tutto è molto chiaro e a carte scoperte (sono semmai gli altri, quelli "rispettabili" delle "istituzioni", ad essere dei versipelle professionisti).
    Insomma, "fascisti" e "comunisti" saranno anche "nemici" (per motivi storici e culturali), ma quest'inimicizia non credo sia quella che entrambe le parti devono sentire come prioritaria. Questo è infatti quel che vuole questo sistema che, ripeto, non si perita affatto, con la scusa delle "larghe intese", di mettere insieme, in un partito unico di fatto, tutti quei "fascisti" e "comunisti" approdati in parlamento.

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  2. Bei pensieri che condivido, sia quelli di Azzara che di Galoppini (condivisibile la sua sorpresa relativa al "Pronti a combattersi"; ma lo spirito della guerra è prorpio connaturato, altro che pacifismo). Esiste però un altro aspetto non evidenziato: la realtà di una schiera di intellettuali, scrittori e uomini di azione, non molti, che nel '900 passarono da un a parte e dall'altra, dimostrando che le posizioni estreme radicali non lo erano poi così tanto. Ovviamente non sto parlando dei voltagabbana (che furono invece tanti), quelli cioè esperti nel saltare sul carro del vincitore, i veri responsabili probabilmente, dello sfascio della nazione italiana. Questo dimostra qualcosa che non si vuole ancora prendere nella giusta considerazione.
    Andrea Bonfanti

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    Risposte
    1. Enrico Galoppini19 febbraio 2014 09:30

      Per la cronaca, nemmeno Fusaro andrà a parlare a Casa Pound:
      http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/marx-a-casa-pound-15052.html

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