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lunedì 24 febbraio 2014

STEFANIA MASSARI: Sant'Agostino e la risorgenza dell'essere dell'uomo



Ho riletto recentemente Agonia
dell'Europa di Maria Zambrano. Sono rimasta davvero sconcertata dalla
sorprendente attualità di questo breve ed aureo libretto, scritto
durante la quieta calura di un'estate del 1940. E ho pensato ad
Agostino, che l'autrice propone come antidoto ad un veleno, che la
stessa sentiva che stesse sconquassando dall'interno la compagine di
un intero popolo, che si prefigurava "idealmente" europeo,
ma non ne aveva ancora i presupposti necessari. "Di fronte alla
tragedia dell'Europa", si domanda la Zambrano, "quale
europeo potrà fare a meno di piangere da solo o a voce alta, cioè
di iniziare almeno una confessione?". M. Z. verga quelle pagine
accorate e profetiche con dolorosa lucidità, partendo dalla
percezione di un rancore sottile e diffuso che stava frammentando le
comunità e le generazioni. Siamo nel pieno della violenza delle
guerre mondiali e l'Europa agonizza. L'idea dell'Europa agonizza.
Sembra il rancore di quegli adoratori del successo, dice la Zambrano,
di coloro che neanche si fanno domande intorno a chi servono. Non c'è
la forma e la figura della "permanenza" cui tributare la
propria lealtà.
Un altro motivo di decadenza è la
servitù incondizionata resa ai fatti, senza integrità e senza
verità. Non c'è più quella pazienza dell'"astrazione"
rispetto alla santificazione dei fatti, cui solo un eroico ideale può
aspirare. Vige una completa "mancanza di solitudine, di spazio
libero e puro all'interno della coscienza" (pag. 14). E quella
mancanza di "impeto dell'intelletto" è essa stessa un
mostro vacuo che avvelena col suo morso il sociale in tutti i suoi
aspetti. Eppure sant'Agostino, ricorda la Zambrano, nelle sue
Confessioni, presenta un Dio che fa nascere e rinascere le cose dal
nulla. Un Dio creatore che parla accoratamente ad un uomo, sua
immagine, sua intima somiglianza. Un Dio capace di muovere il mondo a
partire da un'idea. Un Dio dell'anti-idolatria radicale. E
Sant'Agostino, sottolinea M. Z., narra di quel Dio mentre racconta se
stesso. Sant'Agostino si confessa, comunica se stesso, e così
facendo parla di quel Dio. Ma l'Europa non lo comprende. Essa scambia
con tutta semplificazione quell'esigenza di autopurificazione e di
autoemendazione per violenza. E per di più, scambiando quell'atto
creatore per la più grande delle prevaricazioni.
Ma Agostino, ricorda la Zambrano, quasi
rassicurando un lettore dei nostri tempi, "quel santo che ha
rischiarato il mondo antico sognando una nuova 'misura'; e che ci
presenta il disegno della nuova fede, la figura della nuova vigenza,
è anche un filosofo"...Sì, grazie a Dio è un filosofo, sento
di farle eco, con cuore rinfrancato...

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