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domenica 16 marzo 2014

ANTONELLO CRESTI: David Crosby torna con "Croz". Il dolce suono dell'utopia.



E’ un piccolo miracolo che nell’odierno panorama sociale e politico della nostra società torni a risuonare della nuova musica composta da David Crosby… Il mondo di cui è portatore questo grande musicista, protagonista assoluto della mitica scena West Coast degli anni sessanta, prima coi Byrds, poi col supergruppo Crosby, Stills, Nash & Young, nonché da solista, ed autore di alcuni degli episodi più brillanti della utopia hippie tradotta in musica, pare infatti oggi così lontano, così inattuale, da immaginare impossibile che esso possa ancora compiere la magia di venir tradotto in ottima musica capace di aiutarci ad affrontare le complessità del presente.
Forse anche lo stesso Crosby avrà pensato qualcosa di simile in questi oltre venti anni che lo separano dall’ultimo lavoro discografico da solista, anni in cui ha preferito rifugiarsi nella dimensione più esplicitamente revivalistica delle esibizioni live, nell’inesausto tentativo di rivivere e far rivivere quell’idillio comunitario rappresentato da Woodstock e  dalla stagione dei grandi concerti tra anni sessanta e settanta. Ebbene, oggi, anno 2014, Crosby decide che è ora di tornare a interpretare il presente e lo fa con un album, Croz (in uscita per Blue Castle Records il 27 Gennaio), che è una straordinaria manifestazione di quanto anche la nostalgia possa trasformarsi in energia vitale e dinamica; Crosby infatti ritorna con undici brani che non concedono assolutamente nulla ai vezzi espressivi del mondo rock contemporaneo, in una sdegnosa e aristocratica riaffermazione di quello che è il proprio mondo espressivo ed ideale, senza concessioni di sorta; eppure è tanta la classe, la raffinatezza compositiva di questo artista che tutto suona fresco, eccitante, palpitante, come raramente capita alla musica che domina le classifiche odierne. Ancor più, ciò che sembra trasparire in questo pugno di nuove eccellenti canzoni è la grande sincerità di un musicista che non ha mai rinnegato nulla delle sue convinzioni e del suo mondo creativo (unico rimpianto dichiarato dell’artista i troppi anni sprecati a causa di una forte dipendenza dalle droghe), una dichiarazione di purezza che non può non avere un effetto rigenerante in tempi ambigui e pavidi come questi. Croz dunque,  col suo soffuso utopismo, con le sue cristalline armonie, col suo rock dalle calde venature acustiche, più che un semplice oggetto di consumo,  suona come un percorso trasformativo che l’ascoltatore deve intraprendere assieme all’artista, attraversando i territori della rivolta, come del mistico abbandono (come accade in Morning Falling, probabilmente la vetta compositiva dell’intero lavoro), per uscirne al contempo rinnovato e radicato in un passato che possa currae le ferite del presente.

E’ un piccolo miracolo, dunque, ma David Crosby ci è riuscito: i “tempi interessanti” da cui proviene sono un sogno ormai opaco e ingiallito dal tempo, ma capaci di far vibrare ancora oggi le corde dell’anima. Croz è un sicuro evento musicale di questo 2014 appena iniziato!

fonte: Il Manifesto 16/3/2014 

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