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domenica 2 marzo 2014

CARLO FORMENTI: Lista Tsipras, l'ennesimo buco nell'acqua


Dire che la Lista per Tsipras, così come viene configurandosi, rischia di essere un’ennesima occasione mancata per rilanciare una sinistra italiana degna di questo nome è un eufemismo. Quello che si sta prospettando è una sorta di Ingroia2, o Arcobaleno3, affiancato da un’area neoliberale rappresentata dal “Partito dei Professori” di ALBA e da alcuni intellettuali (come Barbara Spinelli e Paolo Flores D’Arcais) che fanno capo a testate come Micromega e il Fatto Quotidiano.
Ma non si voleva arrivare appunto a una lista unitaria in grado di proiettarsi al di là delle vecchie coalizioni dei partitini della sinistra radicale? Sì, ma l’idea era che questo progetto unitario conservasse chiari tratti di sinistra e incarnasse una forte scelta politica contro questa Europa, espressione antidemocratica degli interessi del capitale finanziario globale. Di tutto questo non mi pare resti traccia alcuna, a partire dal simbolo, una sorta di tappo di bottiglia, da cui è stata espunta persino la parola sinistra (a scanso di ogni equivoco, caso mai qualcuno ancora nutrisse illusioni in merito) e nel quale l’unica connotazione ideologica è affidata al nome del leader (si sa, siamo in tempi di personalizzazione della politica) e al colore rosso dello sfondo sul quale il nome si staglia.
Ma ad apparire intollerabili sono soprattutto altri due fatti: 1) l’idea di Europa che emerge dal dibattito politico fra i promotori della lista; 2) la discussione sulle modalità di scelta dei candidati. I primi segnali di un “sequestro” del dibattito su quale Europa vorremmo al posto di quella della BCE e della Troika, si sono avuti con la “discesa in campo” di Vendola e Sel, cui si sono affiancati, pur non appoggiando (almeno finora) esplicitamente la candidatura Tsipras, autorevoli esponenti della sinistra Pd, come Fassina e Civati che, in dialogo con la Spinelli e Gianni Alfonso, prospettano l’idea di una “terza via”, né mercatista né euroscettica.
Da qualche decennio (Blair docet) abbiamo sperimentato sulla nostra pelle dove portino le “terze vie”; nel caso in questione credo portino a far smarrire ai cittadini europei la consapevolezza che tanto le attuali istituzioni quanto l’attuale configurazione del sistema produttivo e finanziario europei sono irriformabili, e che, se si vogliono difendere gli interessi delle classi subalterne, questa Europa può solo essere distrutta per costruirne dal basso un’altra sulle sue ceneri. Ma questi, si sa, sono pericolosi discorsi sovversivi, cui nessuno dei Professori che hanno preso saldamente in pugno le redini del progetto desidera lasciare spazio. Quindi, per evitare falle nel dispositivo, occorre stabilire un ferreo controllo anche sulla scelta dei candidati, e qui veniamo al secondo punto.
Il testo (se ho ben capito redatto da Guido Viale per conto di ALBA) che fissa alcuni punti di principio in merito è un vero capolavoro di ipocrisia. Dopo i soliti peana sulla democrazia dal basso e sul ruolo dei movimenti (che però non sono mai convocati a parlare in prima persona) si dice che vanno accuratamente evitate soluzioni assembleari, primarie e quant’altro perché “manipolabili” dai partitini (cioè i professori si arrogano il diritto di vegliare sulla democrazia perché non “divori se stessa?”). Poi vengono fissati criteri rigorosamente antipartitici in onore al sentimento populista diffuso – tanto per far vedere che non si è da meno di 5Stelle – dove non è difficile capire che, quando si parla di non ricadere nel minoritarismo, il vero bersaglio sono le sinistre radicali e antagoniste più che l’idea di partito in sé. Quindi no a chi abbia ricoperto cariche istituzionali o ruoli politici all’interno di questo o quel partito. Unica eccezione i sindaci.
E perché mai?! Non siamo pieni di sindaci sotto inchiesta per collusione con la mafia, corruzione e quant’altro, esiste forse un solo motivo perché i sindaci debbano essere apriori considerati più affidabili degli altri politici (che non sia mera demagogia populista: sono più “vicini” agli elettori e consimili banalità). E i criteri in positivo? Quelli delle macchine elettorali che ormai mettono tutti d’accordo, in onore delle esigenze di spettacolarizzazione/ personalizzazione della politica: scegliere “nomi forti” che possano attrarre il maggior numero di voti possibile. Proviamo a riassumere. Chi c’è dentro questo progetto?
Un’alleanza fra Professori e intellettuali europeisti che è un curioso miscuglio di populismo di sinistra e riformismo socialdemocratico; i resti compressi e messi in un angolo dei partiti della sinistra radicale e un po’ di nouveaux philosophes postoperaisti felicemente avviati ad arruolarsi nel campo degli europeisti liberali di sinistra: Negri e Casarini (che per la verità non è philosophe né nouveau) hanno già dato il loro appoggio, e da poco si è aggiunto il mio vecchio amico Franco Bifo Berardi che, secondo quanto leggo in una mail che mi invita a sostenerne la candidatura, avrebbe accettato di impegnarsi solo dietro insistenze dei compagni e per “spirito di servizio” nei confronti dei movimenti (ho riso per mezz’ora leggendo quella formula da vecchio notabile Dc che sicuramente gli è stata indebitamente attribuita, nel senso che avrebbe potuto usarla solo per provocazione dadaista).
Una bella ammucchiata da far impallidire tutti i vecchi Arcobaleni e che, temo, avrà scarso appeal nei confronti degli elettori delle classi subalterne incazzati con l’Europa i quali, di fronte a questo pasticcio, saranno fortemente tentati di astenersi o di votare per Grillo. A meno che i compagni dei movimenti trovino le energie per entrare con i piedi nel piatto dei professori e imporre candidature che siano riconoscibili non in quanto “nomi eccellenti” ma in quanto bandiere delle lotte.

1 commento:

  1. Eh già, è un rischio ben chiaro, e molti o si asterranno o voteranno Grillo, non Tsipras , come giustamente chi ha scritto questo articolo ha fatto notare.

    Qual è il problema. Il problema è l'impianto molto ma molto ma molto molto molto “datato” delle categorie interpretative usate in queste, diciamo così per dire, “proposte” politiche.

    Sarebbe andata bene **prima di entrare nella GCM (Gran “Crisi” Globale), ma ora ci siamo **dentro, e, quindi, ciò che si sarebbe dovuto - o potuto - fare non è che aiuti a trovare una soluzione alla questione....

    E nemmeno fare ora quel che sarebber dovuto esser fatto, come anche è vero che un riedizione del passato è inutile.
    In breve, non ha molto senso combattere la battaglia del giorno prima.

    Avrebbe senso combattere la battaglia di oggi, ma ccorrerebbe conoscerla, e per davvero.
    Non seguire ciò che essa vuole che noi crediamo che sia.



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