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venerdì 21 marzo 2014

ENRICO GALOPPINI: Ma dove sono tutti questi "ex tifosi di Stalin"?



Detto, fatto. Avevo appena pubblicato un articolo per precisare che le testate di “centro-destra” non hanno alcun titolo per ergersi a paladine né della Destra né del Fascismo, che prontamente mi si offre lo spunto per un’altra necessaria precisazione su questo particolare settore della stampa quotidiana.
Il 19 marzo, “Il Giornale” ha pubblicato un articolo di Vittorio Feltri dal titolo “Gli ex tifosi di Stalin in trincea contro Putin”. In sintesi, esso sostiene che sul referendum in Crimea, che ha sancito plebiscitariamente la volontà della sua popolazione di aderire alla Federazione Russa, la Russia ha ragione al cento per cento. E fin qui siamo d’accordo. E siamo pure d’accordo nel riconoscere al “centro-destra” (Berlusconi compreso) una visione di politica internazionale meno appiattita sui desiderata atlantico-sionisti rispetto a quella del “centro-sinistra”. Non è cosa da poco, da non sottovalutare, quando si viene presi dagli orgasmi per il “nuovo che avanza”…
Ma la ragion d’essere di quell’articolo è tutt’altra: polemizzare con “la sinistra”, cioè la necessaria controparte del vigente regime liberaldemocratico infeudato all’Occidente ed ai suoi “valori”. Già dal titolo, esso conferma che avevo visto bene: la molla che attiva quelli di “centro-destra” è l'essere appunto contro quelli di “centro-sinistra”. Quelli della Roma sono per forza contro quelli della Lazio. O no?
È questa faziosità di cui si nutrono, come l'orso fa col miele, che li galvanizza, e null'altro. 
Figuriamoci se “Il Giornale”, e Feltri nello specifico, è contro l'America e, soprattutto, l'americanismo...
Tanto per dirne una, è lo stesso Feltri che, alcuni anni fa, ha fatto uscire a puntate su “Libero” – lo stesso giornale per cui lavorava un certo “agente Betulla”… - nientemeno che il Corano da lui “letto”! Per informare i suoi lettori del “pericolo” insito nella religione islamica, beninteso. Cosa ci stanno a fare, allora, fior fior d’islamologi che, dopo anni di studi e meditazioni si sono avvicinati al sacro testo tentando di fornirne una traduzione, una resa la meno inesatta ed inappropriata possibile dei suoi “significati”? Già questo modo di approcciare ciò che avrebbe bisogno, oltre che di un’ottima conoscenza dell’Arabo, di una sapienza d’ordine metafisico, è altamente indicativa della mentalità moderna e dei suoi epigoni.
Perciò, come ho già rilevato, siamo a che fare con ambienti entusiasti della “modernità” e del suo preteso impianto “filosofico”. Ed in questo “destra” e “sinistra”, comprese le varianti convergenti al “centro”, pari sono.
Ma torniamo alla questione degli “ex tifosi di Stalin” che sono contro la Russia in generale e Putin in particolare. Su questo – come premesso – non c’è dubbio alcuno. Ed il giudizio non può che essere estremamente negativo: la sinistra di governo e quella “culturale” (sic!) sono ferocemente antirusse, senza nemmeno rendersi conto che la questione della Crimea ha molte analogie con quella del Kossovo, che ha trovato in festante delirio tutto il ‘sinistro’ parterre dei sostenitori dei “bombardamenti umanitari”.
Ma tacciare questa sinistra completamente americanizzata e sionistizzata di “comunismo” o – come insinua Feltri – di conservare il santino di Stalin, sia pure da “ex”, è qualcosa di irreale e grottescamente anacronistico, perché, anagraficamente parlando, si dovrebbe andare a cercare gente che s'interessava di politica almeno nel 1953 (anno della morte del capo dell'Urss)! 
Quelli del PD sono invece personaggi dalla mentalità completamente diversa, ed antropologicamente parlando somigliano molto più ad una “classe media globale” infatuata del “mercato” e dei “diritti umani” che ai vecchi militanti del PCI e delle Feste dell'Unità. Sono insomma come Renzi e Fabio Fazio, della generazione dei “democratici 2.0”, le cui fisime – è opportuno rilevarlo - sono abbondantemente rappresentate anche dal tipo umano di “centro-destra”…
Potevo capire una stilettata come quella di Feltri ai tempi del PDS, o ancora dei DS... nei cui quadri erano ancora ben rappresentati gli ex PCI “fedeli a Mosca” (giusto per i soldi che arrivavano?), i quali ad ogni modo – una volta finita l’Urss - si stavano profondendo in patetiche e disgustose “abiure” sperticandosi oltre il limite del buon gusto per dimostrare di non essere mai stati “comunisti”.
In poche parole,  già dopo la “svolta” della Bolognina non aveva alcun senso tacciare i “compagni” di “stalinismo”, visto che proprio loro avevano relegato Baffone nel medesimo ‘cattiverio’ in cui per loro già trovavasi “Baffino” (Hitler). Per l’ennesima volta, dunque, i “berlinguerinnegati” dimostravano di non capire nulla né di geopolitica né – proprio loro che avrebbero dovuto intendersene - di Comunismo, per essi evidentemente già concepito come una “utopia” arcobalenista o una “rivoluzione permanente” nella quale per la “ragion di Stato” e la concreta pratica di governo di una Federazione dalle dimensioni continentali non c’è alcun posto.
A maggior ragione, perciò, l’accusa di “stalinismo” fatta oggi sa decisamente di stantio e non può che appassionare sparuti gruppi di lettori che ancora aspettano - come gli ultimi soldati giapponesi rintanatisi nella giungla - i famosi cosacchi del Don che verranno ad abbeverare i loro cavalli in Piazza S. Pietro...
Poi c'è da fare un altro distinguo che non interessa affatto a Feltri, il quale deve solo far montare la carogna destrista contro “la sinistra”. Stabilito che “ex tifosi di Stalin” non sono certo i “piddini”, va altresì stabilito che non lo sono assolutamente – anche se guardiamo alle loro origini “contestatarie” - quelli della sinistra “a sinistra del PD”, tipo SEL per intenderci (col PRC che è praticamente svanito, andando a fare compagnia al PdCI – che sulla Russia però non ha mai perso del tutto la bussola - e ad altre formazioni minori come il PCL ed altre). 
Diciamolo chiaramente, a beneficio di tutti gli “anticomunisti” fuori tempo massimo. Il mondo della “estrema sinistra” o “sinistra extraparlamentare” – dal “manifesto” a “Lotta Continua” - ha sempre odiato Stalin, perché a suo modo di vedere (ammessa la buona fede) il “georgiano di ferro” avrebbe tradito l'ideale comunista che - come constatiamo oggi se seguiamo la cosiddetta “sinistra radicale” - avrebbe dovuto condurre alla… “finocchieria universale”!
Questi ambienti numericamente marginali ma decisamente influenti a livello “culturale”, ne hanno combinate di tutti i colori pur di non allinearsi a Mosca, finanche ad atteggiarsi a “filo-cinesi”, tant’è vero che nei collettivi studenteschi era praticamente una moda adorare “il compagno Mao” in odio al “burocratismo” e al “grigiore” sovietico”.
Tutto ciò premesso, Feltri pare non rendersi conto che oltretutto esistono ancora ambienti comunisti che a tutti gli effetti - anche perché hanno fatto propri gli strumenti dell'analisi geopolitica – non hanno mai deflesso da una posizione filo-sovietica (anche in sede di prospettiva storica), per cui risulta inappropriato per costoro l’epiteto di “ex”. E costoro sono tutti indeflettibilmente pro-Russia.
Ma questi non li si può nominare sia perché incrinerebbero un ragionamento che deve restare “lineare”, sia perché si tratta di ambienti non solo filo-russi (ed anche filo-cinesi), ma anche nettamente antiamericani ed antisionisti. Cosa, quest'ultima, inaccettabile per tutto il “destrismo”, per il quale - come ho già scritto – “Israele” è la trincea contro la “barbarie orientale”.
Infine, lodare Putin – lo stesso Putin che ha affermato esser stata la fine dell’Urss una “catastrofe” - per aver introdotto il “turbocapitalismo”, è un’altra di quelle posizioni sintomatiche della mentalità dell’attuale “destra”: in Russia non esiste nessun “turbo capitalismo” per il semplice motivo che i settori strategici e ad alta tecnologia – difesi dall’assalto degli “oligarchi” - sono saldamente in mano allo Stato, lo stesso Stato che invece, anche grazie ai cantori della “competitività”, della “deregolamentazione” e delle “privatizzazioni” tra cui si può annoverare l’intera stampa di “centro-destra”, in Italia è stato completamente escluso da tutti quei comparti (banca compresa) che garantiscono, se in salde mani statali, la sovranità di una Nazione.

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