Follow by Email

Google+ Followers

domenica 26 gennaio 2014

COSTANZO PREVE: L'orrore del ceto intellettuale universitario



Gli intellettuali devono essere considerati non come un insieme statistico di persone che usano il loro “intelletto” (se così fosse, sarebbe evidente che sono fra i gruppi che lo usano di meno, certamente di meno delle casalinghe e dei tassisti), ma come un gruppo sociale, da esaminare con i metodi della storia, della sociologia e dell’economia. Rimando qui a soli quattro fattori di comprensione:

(I). Gli intellettuali sono un moderno clero, incaricato della mediazione simbolica fra dominanti e dominati. Mentre al tempo del feudalesimo e della società signorile questo clero era composto da preti e religiosi, in quanto la legittimazione della struttura classista della società aveva un carattere religioso-trascendente, oggi la legittimazione classista ha un carattere storico-immanente, e viene gestita da un linguaggio economico, storico e sociologico (cfr. Costanzo Preve, Il ritorno del clero).   

(II). A partire dal settecento, gli intellettuali illuministi, e poi romantici, ed infine marxisti (essendo il marxismo storico un positivismo per poveri fondato sulla ideologia del progresso, meno esistente ancora del paradiso del testimoni di Geova) si pensarono come legislatori ideali, mentre oggi vengono interpellati dai dominanti solo come esperti (cfr. Z. Bauman, La decadenza degli intellettuali).     

(III). Secondo la definizione di Bourdieu, che faccio integralmente mia, gli intellettuali come gruppo sociale sono un gruppo dominato della classe dominante. Sono parte della classe dominante, perché dispongono di un “capitale intellettuale” da vendere sul mercato. Sono un gruppo dominato, perché sono subordinati al comando del vero gruppo dominante della classe dominante, i capitalisti finanziari. 

(IV). Secondo le analisi dei due sociologi francesi Boltanski e Chiapello, la “sinistra” storicamente concepita si è costituita fra il 1870 ed il 1968 circa sulla base di una alleanza fra una critica sociale e politica alle ingiustizie del capitalismo, di cui era titolare la classe operaia, salariata e proletaria ed una critica artistico-culturale alle ipocrisie del costume borghese, di cui erano titolari gli intellettuali contestatori-avanguardisti. Dal Sessantotto in poi questa alleanza è finita, perché il capitalismo, diventando post-borghese e post-proletario, ha liberalizzato integralmente i suoi costumi. Il proletariato, vecchio e nuovo, è rimasto senza intellettuali, che sono passati tutti dall’altra parte, e per di più viene continuamente colpevolizzato per essere di “destra”, populista, razzista, leghista, politicamente scorretto, eccetera. 

Già. Politicamente scorretto. Il ceto intellettuale universitario è oggi nella sua grande maggioranza caratterizzato da un profilo che potremo definire Politicamente Corretto (rivendico di averne fatto da tempo oggetto di studio analitico). Il Politicamente Corretto è uno stadio di una lunga metamorfosi dialettica di illusioni e di delusioni. Filosoficamente è caratterizzato dal laicismo, dal relativismo e dal nichilismo, con preferenza verso Max Weber (il nuovo papa intellettuale che ha spodestato Hegel e Marx). Politicamente è di centro-sinistra, antifascista in assenza di fascismo, multiculturalista, ha sostituito la vecchia lingua francese con la nuova lingua inglese (e quindi l’esistenzialismo con l’empirismo e con lo scetticismo, molto british), è contro il totalitarismo (e dunque con Hannah Arendt, politicamente molto corretta perché ebrea e donna), ed è convertito al neoliberismo, ai diritti umani ed all’interventismo umanitario con bombardamenti NATO incorporati. 
Sulla base di studi storici durati da più di mezzo secolo vi prego di credermi: si tratta di uno dei profili intellettuali più orrendi di tutta la storia universale comparata.


tratto da: http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1844:le-lacrime-della-signora-fornero

1 commento:

  1. Ottimo. L'unica cosa che non capisco è la storia del totalitarismo e il riferimento alla Arendt

    RispondiElimina