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venerdì 24 gennaio 2014

FABRIZIO TESTA: Simone Cattaneo, l'ultimo poeta metropolitano



Esiste una Milano fatta di stradoni vuoti ed infiniti, cavalcavia, periferie, paeselli adorni di tetri capannoni industriali, fabbriche, vapori, campagne lacerate e mercatoni. Esiste la provincia di Milano, inquietante e fitta di nebbia, fatta di piccoli, piccolissimi centri; Buccinasco, Corbetta, Limbiate, Corsico, Saronno, tanto per fare alcuni esempi.

E dentro questi paeselli ci si accorge che vivono persone più o meno normali, sciatte, grigi, cattive. L’italiano medio, che corre a Milano il sabato pomeriggio per l’aperitivo, che si scopa le puttane, che lavora nei cantieri, stanco della moglie grassa e sciatta consuma cocaina per dimenticare, balla al centro della discoteca guardando il culo delle minorenni, ama il calcio più del proprio Dio e non crede in niente, nemmeno in Gesù Cristo. E’ un essere egocentrico, l’italiano medio, duro e spietato che ormai ha esaurito qualsiasi sogno o ideale e finalmente spera di non sperare.

Sono questi i personaggi delle poesie di Simone Cattaneo, giovane di provincia con la passione per la narrativa, il cinema e la musica americana, nato a Saronno nel 1974 si avvicina poco più che ventenne a questa forma d’espressione, anomala per un tipo come lui; alto due metri, capellone selvaggio, muscoli al posto giusto. Non ha il fisico del poeta, non frequenta l’ambiente degli intellettuali, non raggiunge il cocktail party per conoscere il potente di turno che potrà parlare bene di lui. Cattaneo se ne fotte, entra nel suo girone dantesco fatto di ladri, figli di puttana, ubriachi e disperati, si taglia e si ferisce con loro riportando in tutta la sua scrittura asciutta e per niente lirica, la verità rabbiosa di quello che effettivamente siamo, pietosi e dolenti, schifosi e terribilmente bastardi.

Basta leggere l’inizio d’una poesia come questa, assolutamente incredibile, per capire:

Non mi importa niente dei bambini del Burchina Faso che muoiono di fame,
non ne voglio sapere delle mine antiuomo,
se si scannassero tutti a vicenda sarei contento.
Voglio solo salute,soldi e belle fighe. Giovani belle fighe, è chiaro (.....)

Simone Cattaneo, dopo un primo libro nel 2001 - Nome e Soprannome (atelier) – (già una chiara dichiarazione d’intenti anche se impregnato ancora d’un lieve lirismo di fondo) scrive il suo capolavoro nel 2008, Made in Italy (atelier) trentasette scatti impetuosi su questa maledetta italietta provinciale (Cattaneo vive a Saronno e si concentra molto sulla geografia del suo territorio e soprattutto su quella Milano reduce dagli anni ’80 e da mani pulite) che puzza di tristezza, di solitudine, di disperazione.
Le poesie di Cattaneo non cercano la rima, sembrano piccoli racconti, come soggetti di qualche film con Pacino o De Niro. Paralizzano il fruitore, lo trascinano negli inferi della sciatta periferia del nord, lo prendono a cinghiate in un bagagliaio di un Alfa, lo portano nei cessi della Stazione Centrale, a bere al bar un campari parlando delle linee di Versace, pensando a chi scopare, quale crema abbronzante usare e soprattutto come fare per dimenticarsi di tutto.

Forse per qualche radical-chic del cazzo (il tipico milanese?) le poesie di Cattaneo potranno sembrare solo furberia. Lo scimmiottare qualche autore americano, il pavoneggiarsi d’esser l’ennesimo maledetto tra i tanti messi in fila e mitizzati dalla storia.
Ma Simone ha pronta la risposta per zittire anche loro,  dimostrando a tutti la sua serietà e la sua totalizzante passione.
Il 10 settembre del 2009, a soli 35 anni, si lancia dal settimo piano di casa sua, in una palazzina di Saronno, diventanto forse egli stesso personaggio-vittima della sua produzione lirica.
Uscirà postumo nel 2012 Peace and Love, il terzo libro che aveva pronto nel cassetto, ancora più delirante e cattivo, ancora più incredibile perchè terribilmente vero.


Sono in pochi a saper scrivere davvero!

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