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martedì 7 gennaio 2014

VALERIO D'ONOFRIO: Gli hippies e la musica che voleva cambiare il mondo



Cinque Novembre 1968, Richard Nixon viene eletto presidente degli Stati Uniti d'America. Nel suo primo discorso dopo l'elezione disse che avrebbe fatto di tutto per estirpare la cultura hippie dalla mente dei giovani americani.
Dopo poco meno di un anno, il quindici Agosto 1969, ha inizio il Festival di Woodstock, un inno agli ideali hippie che Nixon si proponeva di combattere. Il pensiero di Nixon fa ben comprendere quanto il movimento contro culturale pacifista fece paura ad una parte degli americani. Alcuni di loro ebbero l'impressione di trovarsi di fronte un'intera generazione unita che voleva davvero cambiare il mondo a propria immagine e somiglianza. Gli ideali pacifisti si diffusero cosi rapidamente nel paese da dover sembrare un incendio inarrestabile il cui fuoco veniva alimentato giornalmente dalle immagini della guerra del Vietnam, tanto che nessuno poteva prevedere con certezza come sarebbe andata a finire. Oggi, col senno di poi, possiamo affermare che tali paure erano infondate. Infatti,  il movimento hippie era già destinato a scomparire e si dissolse rapidamente poco dopo il Festival di Woodstock che ne rappresenta sia l'inno sia il canto del cigno.
La musica tipica del movimento pacifista americano fu quella psichedelica di San Francisco e di Los Angeles.
Le sue caratteristiche distintive erano varie. La modalità di fruizione collettiva della musica, la voglia di aggregazione, l’idea di comunità, di  rituale “messianico” senza messia sono assolutamente peculiari e non si ripeteranno mai più. L’utilizzo diffusissimo delle droghe, in particolare l’LSD, era visto come una forza aggregante, produttrice di sogni e speranze. Tutto l’opposto di quello che era il tossicodipendente da eroina descritto dai decadenti Velvet Underground, che era invece un solitario alienato senza speranze.
L’idea di una musica scritta per far pensare nacque con Bob Dylan e col Greenwich Movement. Questa divenne un modo per esprimere il proprio dissenso verso la politica e la guerra, non si pensava più al motivetto orecchiabile da canticchiare, magari propinato dalla pubblicità della case discografiche, i fruitori di questa nuova musica erano più critici e si sentivano una minoranza di eletti. Gli hippie avevano ideali simili a quelli di Bob Dylan  ma erano meno politicizzati, la loro era una cultura dell’amore e della fratellanza, più che protestare volevano lanciare messaggi di pace e di concordia, più che dividere volevano unire. Il loro stare insieme era quasi un rituale messianico e la cosa strana fu che non ebbero mai un leader riconosciuto. Da questo punto di vista furono un esempio insuperato di egualitarismo e democrazia.
I gruppi principali della Scena psichedelica di San Francisco sono stati i Jefferson Airplane, autori di veri e propri inni generazionali. Formati da musicisti di alto livello quali Kaukonen, Kartner, Balin e dalla bellissima cantante Grace Slick, hanno registrato vari album fondamentali. Tra questi ricordo Surrealistic Pillow del 1967, After Bathing at Baxter’s dello stesso anno e Volunteers del 1969. I Grateful Dead con le loro lunghissime jam strumentali sono un esempio quasi unico della storia del rock. I loro live, con le improvvisazioni di Jerry Garcia, rappresentano un lascito essenziale della psichedelia degli anni sessanta.
I Grateful Dead rappresentarono un commovente inno alla libertà individuale tipica della cultura americana di frontiera, che vedeva nei viaggi lisergici una liberazione dalla quotidianità. I loro album principali sono Anthem of Sun del 1968, Aoxomoxoa del 1969 e lo splendido Live Dead dello stesso anno.
I Quicksilver Messenger Service, trascinati da due grandi chitarristi, John Cipollina e Gary Duncan, seppur meno noti dei precedenti, hanno registrato Happy Trails del 1969, uno dei vertici della psichedelia mondiale.
Il gruppo che più di ogni altro ha contaminato la psichedelia con sonorità etniche e musica orientale sono stati certamente i Kaleidoscope il cui album A Beacon From Mars del 1968 è assolutamente imperdibile.
Spostandoci alla vicina Los Angeles non si può non parlare dei Doors, il gruppo psichedelico americano di gran lunga più famoso al mondo, che hanno incarnato gran parte dei pregi e difetti di un’intera epoca. I loro primi due album The Doors (1967) e Strange Days (1967) sono capolavori immensi che hanno segnato in modo indelebile la formazione musicale di intere generazioni.  

Era indubbiamente “tutta un’altra musica”, una pagina diversa e forse irripetibile che continua ad affascinarci ancora oggi.

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